Home > Zoom > Chiara Giacobbe: Lionheart, il primo disco solista brano per brano

Chiara Giacobbe: Lionheart, il primo disco solista brano per brano

L’America e l’Irlanda a due passi da casa. Dal conservatorio di Alessandria a una carriera violinistica on the road sulle tracce del grande folk di tradizione, che ha finito, col tempo, per contaminare anche il pop rock che in macchina siamo soliti sparare ad alto volume per sagomare le grandi route e il film che scivola oltre il finestrino. Chiara Giacobbe – che spesso si cita parlando degli Yo Yo Mundi di cui è il violino portante – dopo anni di grandi collaborazioni e di importanti formazioni e contaminazione, fa il suo esordio con questo “Lionheart” intenso disco di 12 brani inediti più una ghost track che chiude e corona un ascolto lungo e strutturato di contenuti non troppo immediati, un suono che dolcemente dipinge e che mai aggredisce… che delle volte scansa la melodia vocale per lasciar ampio posto alla poesia suonata. La musica della Giacobbe sono dipinti, sono immaginari irlandesi di lunghe distese naturali che si incastrano in un tessuto filologico che vede la donna sotto i riflettori di un’analisi in canzone. Un disco che accarezza il presente ma ricerca le origini. Noi ve lo raccontiamo track by track come di consueto solo su LoudVision:

Chiara Giacobbe, “Lionheart” brano per brano:

Let You Breathe (Lasciarti Respirare)

Potesse una magica pozione incantare gli occhi dell’amato! Questo è ciò che si augura l’irosa (una sedicente donna ragionevole) protagonista della canzone. Una moderna e sgangherata Era che cerca di tenersi stretto, ricorrendo perfino alle arti della magia, il cuore del suo Zeus fedifrago.

No More Blue (Non Sono Più Triste)

“Profondamente in me sento che non ho più bisogno di te…dal momento che tu dici di voler vivere la tua libertà… ma con lei!” Ecco come la forte e consapevole ragazza moderna reagisce (o meglio, dovrebbe reagire) all’addio tanto improvviso, quanto inaspettato di quello che pensava fosse il suo principe azzurro. In questa traccia si respira un senso di libertà e straordinarie sonore aperture anche grazie alle atmosfere evocate dalla pedal steel guitar del talento di Paolo Ercoli.

CHIARA_GIACOBBE-LIONHEART-COVER-WEBLionheart (Cuor Di Leone)

“Ogni volta che la vita mi ha sfidato ho mantenuto la mia via, (anzi!) l’ho spinta oltre”. Sarà pure un po’ gradassa ma Cuor di Leone ha imparato a proprie spese che è importante essere fedele a se stessa. Lei sa come camminare da sola, ma farà volentieri “la strada”, accanto a chi riesce a mantenere il suo passo. Questa è la più autobiografica delle dodici canzoni dell’album (e – non a caso – è anche la title track!) e forse è anche per questo motivo che suona così densa e coinvolgente, con l’harmonium che si intreccia al violino e alle chitarre.

Pet Lion (Leone Di Pezza)

Ogni donna – anche adulta! – ha certamente posseduto o possiede il suo “leone di pezza”, che può essere stato di volta in volta un inanimato pupazzetto o un animato gatto in carne e ossa. Ma ecco che in una sera qualunque accada di perdersi nei ricordi e che le movenze – immaginate o reali – di quell’amichetto peloso (siano esse morbide o decise), ispirino melodie, suggeriscano un ritmo!

High Fidelity (Alta Fedeltà)

Alta fedeltà della musica e alla musica! Ecco cosa canta ad “alto volume” la protagonista della storia di questa canzone… E poi c’è un violino che urla sfidando la chitarra che, senza riuscirci, tenta di domarlo, cercando di imprigionarlo in un riff, dal quale il violino fuggirà glissando, tra acuti, sovra acuti e fughe impossibili e imprendibili per qualsivoglia chitarra.

I Can’t Get Over You (Non Riesco A Dimenticarti)

Difficile dimenticare qualcuno che si ama ancora profondamente, ancora più difficile quando la musica, lo stare sul palco e quasi ogni azione quotidiana, ti rimandano a quell’amore perduto e prepotentemente lo fanno riemergere dalla memoria. Una ballata potente caratterizzata dal basso del talentuoso Rino Garzia, che riesce ad essere al contempo ritmico e languido.

My Mexico (Il Mio Messico)

Non si tratta certo di musica messicana, bensì della descrizione strumentale di ciò che accade in quella zona franca della mente comunemente chiamata inconscio. A cantare il caos e l’armonia che si sposano in questo breve brano è il violino – e le sue diverse funamboliche parti! -, sorretto sapientemente dalla chitarra elettrica, dal basso e dalla batteria.

Blessed Be (Sia Benedetto)

“Benedetto sia il modo in cui riesci a farmi ridere, non chiedendo mai nulla in cambio…”. È una accorata dichiarazione d’amore, di quell’amore che ti fa pensare di essere in uno stato di grazia, in estasi, tanto da benedire ogni “atomo” di cui è composto l’amato. Questo dialogo amoroso (quasi una reciproca serenata!) è stata suonata e cantata a due voci e due strumenti e realizzata in presa diretta, con la partecipazione di un ispirato Enrico Cipollini alla chitarra acustica e alla voce.

Song For M. (Canzone per M.)

Una ballata che celebra la promessa di eternità del sentimento, la conoscenza reciproca da cui scaturisce un amore adulto e consapevole; alla chitarra elettrica troviamo il celeberrimo chitarrista blues Paolo Bonfanti, che ricama con la sua naturalezza e la sua innata classe la trama della canzone nei momenti più delicati per poi regalare al brano – nel finale – un assolo carico di enfasi, energia e di deliziosi spunti melodici.

Particle Physics (Fisica delle Particelle)

In questo brano si può sentire l’influenza di quel folk rock d’oltremanica che Chiara ha sempre ascoltato con amore. Un testo che deve essere letto con ironia, come fossero i vaneggiamenti di una donna un po’ stanca di provare amore non corrisposto e che, come in una sit com, passa al piano B più assurdo che possa esserci…calcolare la formula per la “conservazione delle particelle d’amore”.

No Place To Hide (Nessun Nascondiglio)

Questo brano racconta quel vuoto che si crea quando il dolore per una perdita fa sparire la parte luminosa di chi la subisce. Il lato oscuro del sentimento, il dolore che non trova pace e l’incapacità di vedere la via d’uscita; violino e voce si intrecciano su un ritmo che pulsa costante, proprio come un pensiero quasi ossessivo che non vuole far quietare neppure per un attimo la protagonista della canzone.

Alice

Una moderna Alice, imprigionata in un mondo di “meraviglie” in cui l’amore (purtroppo infelice) non le darà tregua, quasi fosse un sogno, una sovra realtà onirica dalla quale vorrebbe finalmente liberarsi semplicemente svegliandosi.

Like A Light (In The Darkness)

In coda a questo brano come traccia a sorpresa, un cameo registrato in presa diretta intitolato che vede Chiara Giacobbe alla chitarra e alla voce “giocare” con Paolo E. Archetti Maestri – bouzouki – e Dario Mecca Aleina – glockenspiel.

 

Scroll To Top