Home > Recensioni > Chiara Raggi: Molo 22

Digievolversi negli anni ’00

Che Chiara Raggi abbia capacità si capisce dall’attacco della prima canzone del suo album d’esordio. Il titolo del brano è “Confessioni”, e in poco più di tre minuti afferma tutto l’affermabile sulla direzione musicale e testuale che verrà presa: una bossanova pop sofisticata, sognatrice ma ben attenta a guardarsi le spalle. La cosa peggiore che si possa dire su “Confessioni” è: “Oh, ecco che fine aveva fatto Cristina Donà”; scusate se è poco.

Con Cristina Donà, la cantautrice/abilissima chitarrista riminese condivide anche la propensione a fare cantautorato italiano serio senza però venire imbrigliata negli schemi ritriti del cantautorato italiano serio. Le vengono in aiuto arrangiamenti freschi e una pletora di strumenti e musicisti brasiliani, melodiche, clarinetti e una maturità da far quasi sospettare che sia tutta una strategia per rinverdire in maniera credibile le fila non risibili della musica italiana. Lo hanno già detto tutti, è utile ripeterlo: Chiara Raggi, classe 1982.

Tutto bene. Se non che “Molo 22″ nel complesso appare un po’ freddo, intento com’è a curare la sua indiscutibile impeccabilità tecnica. La voce di Chiara Raggi è quasi timorosa di farsi avanti, e rischia perciò di non riuscire ad esprimere tutte le sue potenzialità; i testi così non sguaiatamente personali funzionano finché non sono espressione di ingenuità poco convinta (la ritmicamente irresistibile “Moschina”).
Si desidererebbe, anche a costo di qualche virtuosismo in meno, un po’ più di audacia. Non che le due cose in contemporanea guastino.

Una parentesi personale un po’ fuori luogo: nel leggere “Chiara Raggi”, non si capisce bene perché, pensavo si trattasse di un gruppo. Era già pronta la frase “Da quando i Chiara Raggi si sono dati alla folktronica…”. Tutto da smentire: Chiara Raggi, che è una sola e non fa folktronica, si merita più fiducia del 5 assegnato d’ufficio alla band omonima non esistente.

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Contro

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