Home > Recensioni > Children 404

Tra i film presentati in questi giorni dal 19esimo Milano Film Festival (4 – 14 settembre) c’è il documentario “Children 404” di Askold Kurov e Pavel Loparev.

Il film fa parte di Colpe di Stato, la sezione — a cura di Paola PiacenzaSeverine Petit  dedicata all’analisi dei «sistemi di potere»: nel caso di “Children 404″, il potere è quello del governo russo che nel 2013 ha approvato una legge contro “la propaganda di relazioni sessuali non tradizionali tra le giovani generazioni”. Gli effetti sono semplici e terribili: al di fuori dell’eterosessualità, tutto diventa illegale. E gli adolescenti che manifestano un orientamento sessuale differente devono essere considerati malati.

Contro queste assurde imposizioni nasce la piattaforma online Children 404 (o Deti 404 / Дети-404, c’è anche la pagina facebook): fondata dalla giornalista 25enne Elena Klimova, vuole essere uno spazio libero per i giovani russi la cui identità è stata cancellata dalla legge contro la cosiddetta “propaganda” LGBT. Il nome del gruppo si riferisce non a caso all’errore 404, la pagina web “non trovata”: nella Russia di oggi, gli adolescenti non eterosessuali sono un’entità inesistente, un errore del sistema.

Askold Kurov e Pavel Loparev costruiscono un vivace mosaico di storie ed esperienze raccontate in prima persona, spesso in modo anonimo, dai ragazzi di Children 404. Che fanno, com’era prevedibile, ampio uso di immagini digitali, fotografie, ritagli di pagine web e frammenti di chiamate skype: l’adolescenza, in qualunque parte del mondo, è un processo faticoso di auto-rappresentazione e riconoscimento del proprio io, che oggi passa inevitabilmente attraverso gli ambienti virtuali.

Se una legge stabilisce che la tua esistenza è sbagliata, le strade — come ci mostra in maniera molto diretta il film di Kurov e Loparev — sono due: l’annullamento di sé, anche in senso fisico attraverso il suicidio, o la fuga all’estero.

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