Home > Recensioni > Children Of Bodom: Are You Dead Yet?

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Questa volta la Morte viene ripresa dalle telecamere di sorveglianza della struttura in cui si diverte a far danni. È una Morte arrabbiata come non mai, il mondo che vede ai suoi piedi non deve piacerle più di tanto, sembra quasi sfuggirle di mano, tanto che si domanda perché non si sia ancora auto-terminato. Quando apre bocca, poi, è più nervosa che mai. Non distilla odio cristallino, ma si vede costretta a scendere in strada, imbracciare le stesse armi che questo mondo allo sbando offre per misurarsi direttamente con le sue vittime. È la lotta più dura dai tempi in cui una rapida rasoiata era sufficiente a tagliare migliaia di gole, ma per mantenere la propria posizione di dominio può essere necessario sporcarsi le mani anche a questo modo, che implica spesso tempi più lenti, un groove più massiccio e un suono di chitarre più pesante.
È la musica di questi giorni a dettare queste regole e la Morte, nella sua peculiarità, si vede costretta giocare le proprie carte anche su questo tavolo, non il più consono alle proprie caratteristiche. Il suo fascino altero va quindi in parte perso a causa di questo lavoro muscolare, ma rimangono comunque chiari lampi di quanto è stato (“Trashed, Lost & Strungout”), nonché pregevoli assalti all’arma bianca che uniscono vecchi tratti al nuovo stile di aggressività che “Are You Dead Yet?” richiede (“If You Want Peace… Prepare For War”).
Il complesso non è certo fulgido come la lama che aveva solcato il lago Bodom in passato, è duro e sporco, spesso fangoso e poco scorrevole, ma la Mietitrice dimostra di essersi saputa adattare alle nuove condizioni, senza sedersi superba su migliaia di vittime già mietute. E questo è senz’altro un bene.

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