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Children Of Bodom: Il mietitore è tra noi

Il tastierista Janne “Warman” Wirman, un po’ spossato dal lungo tour e non proprio loquace come un italiano, è l’interlocutore che ci troviamo di fronte poco prima dell’inizio del concerto milanese dei Children Of Bodom, un’esibizione che andrà ad attestarsi su ottimi livelli, cementando ulteriormente la fama di questa band nel creare e suonare musica.

Ciao Warman! Allora, come sta andando il tour?
Non male direi, siamo stati abbastanza fortunati. In Germania i nostri biglietti non hanno venduto molto, ma poi è andato tutto molto bene.

Il tour per il lancio del vostro ultimo disco “Blooddrunk” è veramente esteso, e attraversa Europa e Nord America. Inoltre, siete passati in Italia lo scorso novembre insieme a Slipknot e Machine Head. Siete soddisfatti di una promozione così massiccia?
Eh, capisco cosa intendi! È stata dura andare avanti a fare concerti fin dalla pubblicazione del disco. Ci abbiamo pensato a lungo e abbiamo concluso che il valore promozionale non è stato un granché. È stato proprio un peso fare tutti questi tour in giro per l’Europa fin da un anno fa, è stato troppo lungo. Ma, come vedi, alla fine lo stiamo facendo (ride nda)!

In America aprirete per i Lamb Of God. Non è la prima volta che siete in tour Oltreoceano. Pensate che esistano delle differenze tra i fan europei e quelli americani che vengono ai vostri concerti?

Non è la prima volta che siamo in tour negli Stati Uniti, ci siamo già stati un paio di volte insieme ad altre band come gli Slayer o gli stessi Lamb Of God. Tra pubblico americano e pubblico europeo non ci sono molte differenze, sono comunque persone amanti del metal che vengono a vederci. Persone così sono simili in tutto il mondo.

Parliamo della vostra musica. “Blooddrunk” risale ormai allo scorso aprile. Avete nel frattempo scritto nuovo materiale o siete stati troppo impegnati nell’attività live?
No, non abbiamo ancora scritto nulla di nuovo, ma cominceremo presto. Ora come ora comunque siamo concentrati nel suonare i vecchi pezzi assai di frequente, come puoi immaginare.

È indubbio che gli ultimi due album sono dei prodotti differenti rispetto a “Hatebreeder” o “Follow The Reaper”. Elementi come la melodia sono impiegati in maniera differente. Con l’aumentare della vostra esperienza, il vostro modo di comporre musica è cambiato?

Direi di sì. Col passare degli anni aumenta la nostra esperienza sia per quel che riguarda la musica che per il nostro sguardo sulla vita, ovviamente. Le opinioni che abbiamo su quanto noi stessi abbiamo prodotto non rimangono sempre uguali. Tutto ciò si riflette sul modo di comporre ed affrontare una nuova sfida. Ma è difficile sintetizzare come la nostra musica si sia evoluta, è stato un processo naturale.

In “Blooddrunk” il vostro classico tema del lago Bodom viene richiamato con la traccia intitolata “LoBodomy”. Per il resto, confermi che nei vostri album non esistono altre connessioni tra i brani?

Ehm… guarda, ti confesso una cosa: dei testi non mi sono mai interessato. Neanche li ho letti! Di quelli se ne occupa Alexi. Non posso quindi confermare né smentire quello che dici.

Capisco. Nell’ultimo disco avete definitivamente abbandonato le copertine monocromatiche. Torneranno mai?
Ci ha sempre divertito fare le cover colorate, è divertente. Se faremo ancora qualcosa in futuro, spero che potremo ricorrere a colori interessanti.

Pensate che i vostri ultimi dischi offrano qualcosa di diverso all’ascoltatore rispetto ai vostri primi dischi?
Sì. Come ho detto prima, il nostro stile si è evoluto con l’esperienza, si è rinfrescato. Non siamo la band che ripropone più e più volte lo stesso disco. In altre parole, non siamo gli AC/DC!

Spiegami una cosa: come mai, molti anni fa, avete cambiato il vostro nome da IneartheD a Children Of Bodom?
Ben 12 anni fa! Si è trattato di un caso di ragioni legali. Non per un’omonimia con un’altra band, ma sarebbe un discorso davvero molto lungo…

Parliamo dei progetti musicali personali di alcuni di voi, ad esempio dei tuoi Warmen o dei Sinergy e dei Kilahullut di Alexi.

Dunque, io sto lavorando su di un nuovo album dei Warmen, quasi completo. Quando rientrerò da questo tour lo farò uscire. So invece che i Synergy non stanno facendo nulla, mentre dei Kilahullut non so niente, mi spiace.

Che musica ascolti di questi tempi?
Allora, sto aspettando con ansia l’uscita del nuovo disco del Lamb Of God, il successore di “Sacrament”, che mi è piaciuto tantissimo. Il mio attuale gruppo preferito, che ho scoperto troppo tardi, sono i Journey (ride nda). D’altra parte ascolto un po’ di tutto.

Per concludere, ho letto diverse vostre affermazioni per cui il Giappone sarebbe il luogo che preferite per suonare. Cos’ha di così speciale? State cambiando idea con gli anni?
No, non stiamo cambiando idea. Sai, il Giappone è un luogo così organizzato, ordinato e funzionante, le persone così corrette… Siamo molto soddisfatti quando tutto va come deve andare. So che ora siamo (in Italia, nda) in un posto abbastanza diverso in questo, ma va bene così!

Una volta stretta la mano a Warman ed essere usciti dal camerino, l’atmosfera da concerto torna ad addensarsi. È opportuno dunque tornare tra il pubblico e prepararsi, con una soddisfazione che si rinnova sempre, ad una scarica di adrenalina metallica. Long live rock n’ roll!

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