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Children Of Bodom: Tornado Bodom

Tutti i membri dei Children Of Bodom sono in qualche modo “storici” all’interno della formazione della band, ma il frontman Alexi e il bassista Henkka sono quelli che più di frequente concedono le interviste. LoudVision li incontra entrambi nella hall di un hotel di Milano, in occasione della presentazione del nuovo album “Halo Of Blood”. Il disco non deluderà nessuno dei fan, neppure quelli che sono rimasti affezionati alle sonorità degli esordi. Ecco cosa i due musicisti raccontano.

Ciao, ben trovati su LoudVision. Con “Halo Of Blood” torna la copertina (quasi) monocromatica. Era un’idea che vi portavate dietro?
Henkka. Stavamo pensando da un po’ a un artwork bianco. L’anno scorso abbiamo iniziato a parlarne e abbiamo deciso che sarebbe dovuto essere un paesaggio invernale. Abbiamo contattato Sami Saramäki, che si è già occupato delle nostre copertine, ed eccola qua. Siamo molto soddisfatti.

È stato lungo mettere insieme le idee per il disco?
Alexi. Abbiamo cominciato a lavorare sulle canzoni lo scorso settembre. Il modo di farlo è più o meno sempre lo stesso: le tracce le ho chiare in mente, tutto è possibile. Si comincia prendendo appunti, cercando di non pensare a nulla e di rimanere il più spontaneo e naturale possibile. Per me questo è l’unico modo di fare musica per davvero.

Quale brano è nato per primo?
A. È “Waste Of Skin”, la prima traccia.

Col nuovo disco si parla molto di un ritorno alle vecchie sonorità. Cosa ne pensate?
A. Probabilmente è vero. No so, per me che scrivo la musica è difficile analizzarla, sono però sicuro che ci sia qualcosa di vero. Posso anche sentirci materiale tipo quello di “Follow The Reaper” in alcune canzoni.
H. Sì, c’è qualcosa di “Follow The Reaper”. Un sacco di gente lo dice, a me va bene.

Come è stata elaborata “Dead Man’s Hand On You”, una delle vostre più lente canzoni?
A. Sono venuto fuori col riff principale e ho compreso che sarebbe potuta essere un po’ lenta, downtempo. Andando oltre abbiamo deciso di usare una chitarra “pulita” anziché distorta. Ne ho parlato coi ragazzi e Janne ha proposto di suonare come un pianoforte. Sapevamo che sarebbe venuta lenta e con un sound non del tutto pulito, ma così risalta nettamente tra le altre canzoni anche se è una cosa che non avevamo mai fatto come band. Anche per questo era una grossa sfida per noi, perche apparisse credibile: quando suoni così lentamente, c’è un grosso rischio di sembrare un idiota. È un po’ dark ed è una delle mie tracce preferite.

Le voci a inizio canzone hanno qualche ruolo di collegamento?
A. No, sono solo intro messe lì per l’effetto. Creano la tensione prima dell’inizio della canzone.

Avete prodotto con Peter Tägtgren, anche se al di fuori dei i suoi Abyss Studios. Come mai?
A. Lui era lì per registrare e produrre il mio cantato. Insieme lavoriamo molto bene: è in grado di spiegarmi per esempio come dovrei cantare diversamente o cosa potrei provare. Anche lui è cantante e sa come spiegarsi senza perdere tempo. Di sicuro lavorerò con lui anche in futuro.

Le cose sono finite male con l’etichetta Spinefarm, dato che siete passati alla Nuclear Blast.
H. Eravamo con quell’etichetta per il primo album. La Spinefarm è stata comprata dalla Universal e tecnicamente noi ci eravamo sotto. Niente è andato propriamente male, ma le major sono le major. Dopo la fine del contratto abbiamo guardato quali opzioni c’erano e quella della Nuclear Blast era assolutamente la migliore. Avevamo lavorato con loro per i primi tre album sulla base di un accordo di licenza.

Alexi, preferiresti solo suonare o solo cantare, dovendo scegliere?
A. Suonare! Non ho ancora provato le canzoni, scoprirò presto quali sono le più complicate. Ma ho cantato e suonato insieme per vent’anni, da quando ne avevo quattordici. È questione di abituarsi. È complicato quando canto qualcosa di molto diverso da quello che suono. Mi siedo e comincio a fare esercizio, in genere ce la faccio. Alla fine della fiera però sono un chitarrista.

Quali sono i chitarristi che più ti hanno ispirato?
Steve Vai e tutti i chitarristi di Ozzy Osbourne: Rhandy Rhoads, Jake Lee e Zakk Wylde. Paul Gilbert, Slash… una lunga lista.

Qual è il tuo messaggio per coloro che si apprestano a scaricare illegalmente “Halo Of Blood”?
A. Non volete sentirlo… Semplicemente, non fatelo! Se volere farvi notare tiratemi un pugno in faccia, ma non scaricate o schifezze simili.

In novembre suonerete a Milano. Volete lasciare un messaggio ai fan italiani?
H. Suoniamo in una località vicino a Milano (il Live di Trezzo, ndr). Non importa dove, durante la nostra carriera è sempre stato bello suonare in Italia, è uno dei punti più alti del tour europeo. Due anni fa abbiamo suonato all’Alcatraz: anche se non c’era molta gente è stato molto intenso.

Avete qualche nuova mistura alcolica da suggerie?
H. Sono stato nella Repubblica Domenicana per due settimane e ho trovato questo rum scuro con soda e lime che è buonissimo.
A. Un buon vecchio white russian con vodka, kahlua e latte.

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