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  • Chimaira: Chimaira

    Chimaira

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Passione e integrità

I Chimaira sono Metal dentro. Non c’è che dire, in tempi in cui qualunque pischello si riscopre ‘vero’ Metal Head perché negli States oggi va tanto di moda, il sestetto americano, sforna un album (il terzo licenziato da Roadrunner, a cui si aggiunge l’ottimo demo “This Present Darkness”) Metal nel senso più ampio del termine, fino al midollo, capace di riff granitici e ritmiche assassine, senza dimenticare quella vena ‘corish da sempre presente nel gruppo capitanato da Mark Hunter. Potevano benissimo seguire il trend imperante, tirar fuori qualche bel riffone svedese, qualche rallentamento mosh-abbestia e avrebbero spaccato il culo a Lamb Of God e a tutti coloro che si reputano esponenti di spicco di questa benedetta New Wave Of American Heavy Metal. E invece no. Non c’è niente di più lontano da questa nuova release, chiamata semplicemente “Chimaira” e che segue a ruota l’uscita del dvd “The Dehumanizing Process”. Metal di quello vero, o meglio, di quello veramente ‘made in USA’, che prende come pietre miliari i grandi nomi d’oltre Oceano, senza perdersi in inutili commistioni pseudo-europee: Pantera, Fear Factory, primi Machine Head e tutta la Bay Area dei tempi andati sono i riferimenti del gruppo che, nelle dieci tracce di quest’album, risulta attualissimo pur mantenendo quel retrogusto old-fashioned (sentitevi ad esempio gli assoli sparsi qua e là) che non fa mai male. Certo, forse rispetto al precedente “The Impossibility Of Reason” (vero apice compositivo del gruppo) questa nuova release ha meno tiro, meno capacità di far subito colpo (mi ci è voluto un po’ per assimilarlo completamente), e a tratti le composizioni tendono ad assomigliarsi tra di loro, a causa dell’andamento impostato quasi sempre su mid-tempos e mancando veramente la song ‘mazzata’ (se si esclude l’incipit affidato a “Nothing Remains”, guarda caso primo singolo estratto). Ma la potenza, la passione e l’integrità che questo album trasuda, unite alle capacità tecniche dei singoli componenti (Kevin Tallery è gigantesco dietro alle pelli), suppliscono a queste mancanze più che egregiamente. Consigliato!

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