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  • Chip Hanna: Old South Jamboree

    Chip Hanna

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Just one more song

Il problema non è tanto valutare la consistenza del prodotto, quanto piuttosto sottolinearne la necessaria presenza all’interno dello scibile musicale odierno. Ovvero, dischi come questo “Old South Jamboree” avrebbero ragione d’essere pari a zero, sulla carta. Tempo cinque minuti e t’accorgi della cazzata. Il fatto stesso che ci sia ancora qualcuno con la voglia e la passione di riprendere in mano la sua vita (musicale e non), le sue folkloristiche radici, il senso stesso del suo suonare e decide di sputare al mondo il proprio DNA, ricalibrato e manipolato secondo l’esperienza, ecco, è il motivo dell’amore incondizionato verso questo dischetto. Quattordici tracce dove i trascorsi punk rocker del buon Chip Hanna (il quale nasce, in Louisiana, come batterista e qui si fa chitarrista e cantante) ridisegnano con modestia i suoni dell’America rurale; quello spazio liminale a cavallo tra country, rockabilly, rock radio-friendly, boogie woogie, Ralph Stanley, Hank Williams, Johnny Cash, Western stuff, ecc.
Quello che in terra italiota risulta un compito perverso, ovvero saper guardare dentro le proprie tradizioni musicali a prescindere dalla corrente del momento (che si tratti di metalcore, doomdrone, crossover, disco-punk o altro, ha poca importanza), riesce benissimo a Chip Hanna & The Berlin Three, con un gusto per la semplificazione popolare che meriterebbe di essere premiata ora e sempre.
In tutto ciò, è giusto far notare che, per quanto meravigliosamente godibile in ogni situazione, o quasi, “Old South Jamboree” non è un capolavoro, ma un disco coerente e personale e sentito e divertente. Tanto basta per amarlo.

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