Home > Recensioni > Chrieg

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Matteo ha 16 anni quando viene spedito da suo padre in una fattoria, come punizione estiva; un mondo dove a dominare sono tre ragazzi mandati lì come lui, figure violente e pericolose nella piena autogestione di sé.

Matteo entrerà in un mondo in cui la violenza è il mezzo di comunicazione, in un gioco di sperimentazioni sempre più pericolose dalle quali non riuscirà a tornare indietro; passo dopo passo scoprirà quanto è in grado di oltrepassare i propri limiti, imparerà ad introdursi nel branco e quali regole rispettare per farne parti; una storia di formazione brutale e ai margini della società, una storia di dinamiche sociali e di scissione tra il sé e il gruppo.

Presentato al Torino Film Festival 2014 come prodotto finale dello scorso Torino Film Lab, “Chrieg” dello svizzero Simon Jaquemet ci rimanda alle storie di un certo Gus Van Sant e dell’ultimo Larry Clarke, di adolescenti senza speranze, ma nella maniera acerba di un’opera prima, con delle sporcature che a volte aggiungono autenticità altre volte disturbano.

Jaquemet racconta uno spaccato di adolescenza sperduta nelle valli svizzere e abbandonata alle sue regole animali che non è facile da dominare e lo fa con delle scelte registiche molto precise e non ovvie, sostenuto da un cast alle prime armi ma molto valido.

“Chrieg” è un film non perfetto ma molto interessante, un film non definito come non lo è quello stato di insicurezze e turbamenti che è l’adolescenza.

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Contro

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