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Chris Garneau: compleanno a Milano

Milano, Salumeria della Musica, 5 novembre ore 21: fuori piove un mondo freddo, ma qui l’atmosfera è calda, di quelle familiari, che ti fanno sentire ovunque come se fossi a casa. Siamo in pochi ad aspettare l’inizio del live dell’americano Chris Garneau. Dovrebbe cominciare a momenti infatti, o almeno così ci si auspica, mentre chiacchiere al sapore di ombre rosse animano la platea.

 

Un piccolo pubblico è di fronte al palco, unico punto luce di un ambiente tenue e soffuso, perché l’attenzione possa ricadere su quel pianoforte al centro di tutto, che non attende altro di essere suonato. Ad aprire il concerto poi ci pensano le note di Peggy Lee, la voce di Chet Backer, la tromba di Rodney Jones, che si alternano così nelle casse poste agli angoli della sala… Siamo in buona compagnia insomma!

 

Sono le ore 22 ormai ed eccolo, Chris Garneau si fa vedere. È un folletto nero che in punta di piedi si avvicina allo strumento illuminato, e mentre con voce tenue ringrazia i presenti, quasi dovesse scusarsi del ritardo, si presta subito a creare la sua magia. Fa allora scivolare le dita veloci sui tasti neri e bianchi del piano mentre la voce androgina diventa intima e profonda:“Winter Song One” apre il breve carnet di questa serata. Il sentimento tra il pubblico cresce, è tangibile nell’aria intrisa di note. In questa versione acustica, Garneau emoziona come mai avrebbe potuto sul registrato. E non si capisce bene se è perché tutto, tra atmosfera e ambiente, collabori a questa resa unica o sia solo pura bravura dell’artista.

 

Lui, timido e imbarazzato, non si ferma mai. Azzarda ogni tanto un Thank you sottovoce, per poi riprendere con la sua musica: “Baby’s romance”, “Not nice”, “Relief”. Regala ai presenti anche l’ascolto di “No voices”, edito nel suo nuovo album, quando in realtà il regalo dovremmo farlo noi a lui. Si, perché qualcuno tra un brano e l’altro gli dice happy birthday e Chris Garneau diventa quasi impacciato: si levano i calici in alto per brindare ai suoi 32 anni mentre lui continua a ringraziarci di essere lì, con lui, per lui.

 

Chiusa questa breve parentesi confidenziale, chiede adesso cosa vorremmo ancora sentire. Dopo aver strofinato la mani sulle cosce, sorridere a volto basso per recuperare la concentrazione perduta, interpreta allora “Between the bars” di Elliot Smith e alla fine esegue “Fireflies”. Questi i suoi doni di chiusura serata.

 

Ma sogno o son desto? Senza troppa coscienza il live è già finito.

Come ogni mattino, ci si sveglia dall’incanto quando le luci tornano alte.

Garneau, allo stesso modo di come era apparso all’inizio, in punta di piedi e senza far rumore scende dal palco e torna tra il pubblico, pirandellianamente, quasi fossimo tutti tra amici, per firmare autografi e chiacchierare insieme.

 

Ecco la scaletta:

Winter Song One

Winter Song Two

The Island Song

Not Nice

No Voices 

We Don’t Try

Relief

Hands On The Radio

Switzerland

Between The Bars

Fireflies

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