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Ci sono gente che smuovono le masse

Alle 20:30 l’Alcatraz è già ghermito di fricchettoni coi pantaloni larghi, superchiome coloratissime e, come di consueto, individui che non hanno ancora ben chiaro il concetto di “fare la coda alla cassa del bar”.
Si spengono le luci solo dopo un po’, quando sul palcoscenico si palesano cinque scheletri che partono con ritmi incalzanti e stranezze sperimentali: sono gli statunitensi Man Man, reduci dall’uscita del loro ultimo disco “On Oni Pond”, di cui propongono alcuni dei brani di maggiore impatto (“Head On” per citarne uno). La performance coinvolge il pubblico in maniera pazzesca, soprattutto nei momenti in cui i due percussionisti giocano tra loro, scatenando il delirio nella folla.

Alle 22 da breve inoltrate, ecco arrivare sotto i riflettori Eugene Hütz (capellosissimo e baffutissimo- del resto è movember) e soci, pronti a introdurre il pubblico a un’ora e mezza di salti, sudore e gomitate nel costato.
Si inizia con “We Rise Again”, che fomenta la gente e probabilmente allarma pure il centro sismologico più vicino al locale. I Gogol Bordello, oltre a suonare, si cimentano pure in coreografie, semplici ma efficaci. Il secondo pezzo è “Wonderlust King”, a cui seguono (sentitissimi) “Other Side Of Rainbow” e “My Companjera”.
La band si passa una bottiglia di vino, scherza con l’audience, la incita a muoversi e a battere le mani a tempo; io noto che la strappona scozzese, Elizabeth Chi-Wei Sun, aiuta molto, un po’ perché ha ben pochi vestiti addosso, un po’ perché il suo entusiasmo da percussionista è capace di accendere persino gli animi dei due inglesi smorti che ho accanto.

Nel mare di umanità in cui siamo immersi si notano personaggi dai genomi irripetibili:
– le signore di cinquant’anni che conoscono TUTTI i testi delle canzoni a memoria
– il trio di nanette che saltano e rischiano di farti partire via i denti dandoti una testata da sotto il mento
– il tizio impavido che piuttosto che ammettere la sua totale ignoranza nelle liriche continua ad aprire e chiudere la bocca a mo’ di carpa fuor d’acqua
– la coppietta “esteticamente discutibile” in cui lei ascolta presissima i brani mentre lui, da dietro, si agita con le braccia e finisce per fissare i movimenti delle proprie mani, rapitissimo.
È tutto molto bello.

Arrivano anche “Pala Tute” e, con la partecipazione straordinaria dei Man Man, “Malandrino”, canzone che Eugene sottolinea sia la primissima volta che viene eseguita in Italia (e quindi: onore a noi italiani). “Sally” chiude la prima manche e i Gogol salutano, sudati abbestia.
Nemmeno cinque minuti dopo sono già sullo stage con altri quattro brani: “Lost Innocent World”, “Think Locally, Fuck Globally” (grande gaudio), “Alcohol” in acustico con il violino e la fisarmonica e, infine, “Ultimate”.
Sulle note di “Redemption Song”, pre-registrata, i Balcani venuti dagli USA salutano con la manina il pubblico, augurandogli mille altri di questi concerti.

Intro
We Rise Again
Wonderlust King
Other Side Of Rainbow
My Companjera
Dig Deep Enough
Last One Goes The Hope
Trans-Continental Hustle
Immigraniada (We Comin’ Rougher)
Break The Spell
When Universes Collide
Pala Tute
Malandrino [insieme a Man Man] Sacred Darling
Start Wearing Purple
Sally

ENCORE

Lost Innocent World
Think Locally, Fuck Globally
Alcohol
Ultimate

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