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Cieli Neri Sopra Torino: un disco underground. Ve lo raccontiamo track by track

Ascoltare questo “CNST” significa immergersi in uno scenario underground decisamente italiano, attualissimo, con suoni che si lasciano curare in modo “istintivo” e senza troppa definizione industriale da grande commercio. Un disco verace quello che ci propongono i Cieli Neri Sopra Torino. Sono 10 gli inediti che spesso mostrano forza e personalità con melodie molto interessanti: pensiamo a brani come “La mia generazione” o “Se”, in cui tra l’altro vediamo molto identitaria la voce a cui viene restituito un ruolo molto definito, molto prioritario…insomma un taglio che conferisce al disco un sapore decisamene cantautorale.

Sono molteplici i momenti che l’immaginario dei nostri ci rimanda al vero grunge sotterraneo dei quartieri di periferia, vita quotidiana, testi diretti con ampi risvolti sociali di rivalsa e di reazione contro una stasi celebrale e culturale imposte da un sistema sempre più globale ed invisibile. Un ascolto quindi attivista per un pubblico attivo e reattivo soprattutto…e se fosse questo il grunge degli anni moderni? “CNST” non guarda all’America con occhi sognanti ne fa alcun cenno di volersela inventare, ma con umiltà e grinta sviluppa gustosi arrangiamenti che sinceramente troviamo particolarmente “internazionali”. Eppure siamo sempre figli di una provincia che mai come prima si lascia contaminare di culture un tempo distanti anni luce. Questo è l’Indie che ci piace:

Cieli Neri Sopra Torino: “CNST”, brano per brano

La mia generazione
“Vedi caro amico, le corse in bici sotto i cieli blu non ci sono più”. Passa il tempo, qualcuno rimane nella propria terra, qualcun altro ci va sotto, altri si trasferiscono. IL fallimento poi di un’intera generazione, che se ne fotte in fondo, e forse è anche per questo che ha fallito, ma fa lo stesso. In ogni caso ci si rivede a Natale,”se va bene o se va male”.

La morte avrà i tuoi occhi
“Le donne aspettavano al porto l’arrivo dei loro uomini”. Il mare entra in scena da protagonista. Un mare che dà sostegno e speranza, ma che allo stesso tempo, è un mostro antropofago che ruba la vita a marinai e pescatori. La battaglia dell’uomo nei confronti della natura, l’onnipotenza umana presunta stroncata dalla furia degli dei. Una vecchia storia, vecchia come il mondo che ricorda altre storie.

Sbagliare
“Sbagliare continuamente per non essere un talento mai”. Contro ogni perfezionismo, che porta inevitabilmente ad una sorta di nevrotica abitudine a non commettere mai errori. Una condizione di perpetua competizione con l’altro e con se stessi.

Pensiero mattutino
Train de vie. Il treno della vita, di tutte le vite. Studenti, puttane ed operai in viaggio. Tutti inconsapevoli del loro destino, della loro condizione umana fatta di gioia, tristezza e cattivi odori. Solo l’occhio di colui che guarda questa scena, con clinico distacco, forse è in grado di vedere tutto ciò che lì si cela al di là dell’apparenza.

Cugino
Sembra un articolo di cronaca nera. Poche parole, di fuoco, sono quelle che escono dalla bocca di un fucile a canne mozze che mettono fine alle insopportabili sofferenze di una vita: silenzi, tradimenti, cose non dette, solitudine e soprusi. Nessun giudizio a riguardo, solo una liberazione.

Ubriacatevi
Ubriacatevi d’arte, vino o di virtù. Citazione rivisitata e presa in prestito da “Ubriacatevi” di Charles Baudelaire, tratto da “Lo spleen di Parigi”. “Ubriacatevi sempre! Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare.”

Scende la sera
Scende la sera, o morte di un poeta. Ed è proprio quest’ultimo a parlare, e vede, da una prospettiva impossibile, tutti coloro che, quando ancora in vita, lo detestavano e lo evitavano, ed ora, dalla loro prospettiva falso borghese lo piangono. Nessun perdono. “Caronte agli ipocriti sfonderà la ghigna”.

Se!
Libertà di pensiero, libertà di parola e libertà di stampa. Tutto è compromesso, tutto, oggi come ieri.

Settembre
“Accendimi come i cieli di settembre o distruggimi come il cielo squarcia gli alberi”. E’ l’amore che illumina e cancella. Niente di più banale, niente di più vero.

Morte nel pomeriggio
La scena si svolge nei palazzi del centro. IL sipario si apre sulla stanza. Al centro c’è il letto su cui giace un ragazzo immobile. Per terra, vicino al letto, rotolano bottiglie vuote e mozziconi. A sinistra la finestra, illuminata di colore arancio, dietro di essa si sentono rumori di clacson, risate ed altre voci confuse. “Suona il telefono, ma lui non risponde”. Si chiude il sipario.

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