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Cigarettes After Sex in concerto a Roma, live report

Una serata riuscita male. A questo semplice commento potrebbe ridursi l’atteso appuntamento dello scorso 2 dicembre al “Monk – Circolo Arci” di Roma, che per l’occasione ha accolto sul suo main stage gli acclamati Cigarettes After Sex. La band originaria di El Paso (Texas, US) ha siglato la sua seconda data italiana per questo tour autunnale (la prima al Fabrique di Milano, il 1 dicembre) nella Capitale, al cospetto di centinaia di fan accorsi anche da altre regioni d’Italia per gustarsi del buon “ambient pop”, come Greg Gonzales e soci ormai li hanno abituati sin dal primo EP pubblicato nel 2012. Un sold out annunciato come fu 4 mesi fa, e che naturalmente ha messo in crisi anche questa volta la corsa al biglietto per i più ritardatari, oltre ad allargare lo spettro delle aspettative per quel che riguarda l’esito stesso del live. Ma, ahimé, la serata è naufragata come una nave priva di timone e in piena tempesta.

Gli organizzatori dell’evento non si sono fatti trovare pronti come si conviene e i primi disagi si sono riscontrati sin dall’apertura dei cancelli, con neotesserati Arci dell’ultima ora (considerando che, come da regolamento, si richiede la compilazione di un apposito modulo di pre-iscrizione online almeno 24 h. prima della serata cui s’intende partecipare) e sprazzi di maltempo che hanno costretto a ritardare l’inizio del concerto di oltre 45 minuti (rispetto alle ore 22.00 originarie). “Poco male fin qui” – si potrebbe dire, dato che non ci troviamo di certo a sgomitare per qualche David Sylvian o Sigur Ròs. Diciamo di sì, se siete persone pazienti o semplicemente più disinteressate di quanto vorreste dare a intendere a chi, contrariamente, aveva premura nella serata in questione di accaparrarsi il posto sotto il palco.

Scongiurata l’attesa semi-snervante sorseggiando almeno un paio di “medie rosse”, lo show inizia con il primo tappeto di sonorità “dream pop” ad accompagnare l’ingresso sul palco dei 4 Cigarettes, con tanto di proiettore a garantire il minimo della scenografia auspicabile. Ed è a questo punto che la serata raggiunge l’estremo impensabile della mediocrità. L’impianto audio della sala quasi subito lascia intendere che il concerto sarà roba accessibile solo alle prime file, mentre per i più accomodanti la garanzia sarà quella di un costante brusio di sottofondo in stile irish pub. La conta dei fan giunti appositamente ad assistere all’evento fa seriamente dubitare per l’intero corso della serata della sua “maggioranza positiva”, mentre Gonzales e compagni conducono le danze nella maniera più minimale possibile, senza neppure giocare per sbaglio la carta del “coinvolgimento diretto” col proprio pubblico. Come una lenta e sofferta nenia che muove i suoi passi dalla prima all’ultima traccia dell’album omonimo pubblicato quest’anno dai 4 di El Paso.

A conti fatti, si è trattato di un concerto durato a malapena un’ora e di cui non si avrà certo memoria per quel che riguarda i suoi protagonisti esibitisi sul palcoscenico del “Monk – Circolo Arci” di Roma, quanto più per le lamentele che durante e dopo lo show si sono rincorse tra di loro (rimbalzando perfino sulla pagina facebook dello stesso club), lasciando di fatto uno strascico di insoddisfazione e titubanza ai meno ferrati del genere ambient & dream pop.

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