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28 giorni, 6 ore, 42 minuti, 12 secondi... BU!
I film sui viaggi nel tempo potrebbero essere suddivisi utilizzando 2 criteri: la durata del viaggio e le sue conseguenze. Ad esempio "Terminator" propone un salto temporale di media lunghezza (40 anni) con conseguenze piuttosto semplici. "L'Albero Della Vita" di Aronofsky porta invece tutto all'estremo: viaggi di 1.000 anni e conseguenze talmente complesse da rendere poco comprensibile la trama. Ci sono poi episodi intermedi come "Ritorno Al Futuro" e "L'Esercito Delle 12 Scimmie".
"Donnie Darko" riduce il viaggio ai minimi termini, portandolo a soli 28 giorni, e mutua proprio dal film di Terry Gilliam la caratteristica del loop. In entrambi i casi, infatti, il tessuto temporale è circolare. Compito di Donnie Darko è quello di interrompere questo circolo e restaurare l'universo così come lo conosciamo. A fronte di un salto tanto breve, le conseguenze danno origine a una trama troppo intricata, e non solo per l'interazione dei protagonisti con le varie realtà. Da un lato le cose sono complicate dall'instabilità mentale di Donnie che, tra allucinazioni e autoerotismo dallo psichiatra, fa dubitare sulla veridicità stessa del viaggio nel tempo. Dall'altra ci si mette anche il montaggio, tagliando parti fondamentali per la comprensione della storia... salvo poi ripescarle nell'edizione Director's Cut del DVD. Proprio questo aspetto è la pecca maggiore del film, che potrebbe essere evitato perché "non si capisce un cacchio".
Una mutilazione che si abbatte su una struttura per il resto solida, ricca di citazioni e dettagli che hanno fatto fiorire numerose comunità di cultisti sulla rete, che ancora si fanno le seghe sul Libro Rosso e la versione apocalittica del Bianconiglio. In particolare Richard Kelly ha prestato molta attenzione alla componente musicale e agli aspetti estetico/culturali che inquadrano il film nel suo periodo storico - gli Anni '80. Il cast funziona alla perfezione con Jake Gyllenhaal a suo agio con le espressioni da ebete e comprimari d'eccezione come Drew Barrymore, Noah Wyle e Patrick Swayze.
ONE LOUDER
Un modo originale di intendere i viaggi nel tempo e una trama non banale per un film ben orchestrato e recitato. Peccato soltanto per il montaggio che deteriora la storia minandone la comprensibilità.
PRO
- Il coniglione
- Le millemila citazioni
- La trama...
CONTRO
- ... se riuscite a capirla
- il sequel!
COMMENTI
ULTRA-sigh, direi.
Le mie aspettative per The Fountain erano altissime e mi sono ritrovato in una merdaglia incomprensibile e pretenziosissima. Fortuna che si è subito riscattato con quel capolavoro di The Wrestler!
Oltretutto è evidente che non c'è alcuna relazione tra la lunghezza del viaggio nel tempo e la qualità del film. In DD bastano 28 giorni per fare un filmaccio, Aronofski s'è impegnato con i millenni e ha tirato fuori comunque una robaccia.
Sigh.
PROPAGANDA
Altri dettagli sul film
Data di uscita: 26/11/2004
Nazione: Usa
Durata: 113 minuti
Interpreti: Jake Gyllenhaal, Holmes Osborne, Maggie Gyllenhaal, Daveigh Chase, Mary McDonnell, James Duval, Patrick Swayze, Mark Hoffman, Drew Barrymore, Katharine Ross, Kristina Malota, Marina Malota, Scotty Leavenworth
Soggetto: Richard Kelly
Sceneggiatura: Richard Kelly
Musiche: Michael Andrews
Fotografia: Steven B. Poster
Montaggio: Eric Strand, Sam Bauer
Scenografia: Alexander Hammond
Costumi: April Ferry
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Purtroppo vale anche per la versione italiana, nonostante da noi il film sia uscito soltanto 3 anni dopo l'uscita.
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Basti pensare alla stupenda versione di Gary Jules di "Mad World" che chiude il film.
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