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Machan - La Vera Storia Di Una Falsa Squadra 27/08/2008
Machan - La Vera Storia Di Una Falsa Squadra
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Anno 2008
Diretto da Uberto Pasolini
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7/10

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Il sogno di una vita

Una storia vera, quella di "Machan", che si sviluppa in bilico tra ironia e drammaticità, in cui la realtà, fatta di sofferenza e povertà, ritrova la speranza in un sogno di libertà che si chiama handball.
Uberto Pasolini, con la collaborazione di Ruwanthie de Chickera alla scenografia e Prosanna Vithanage nelle vesti di produttore, ripropone sul grande schermo l'avventura di 23 uomini di una bidonville di Colombo, in Sri Lanka, che, pur di abbandonare la propria terra alla ricerca di un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie, decidono di fondare una fantomatica Nazionale di Palla a Mano dello Sri Lanka per partecipare ad un torneo internazionale con sede in Baviera.

Questa diventa l'opportunità ultima e definitiva per l'emancipazione da uno stato di dolore che unisce le vite e i destini di tutti protagonisti, dagli emarginati ai poliziotti, dagli inservienti ai truffatori di quartiere.
La speranza diventa motore dell'azione, unico vero cardine intorno a cui ruotano le esistenze di questi uomini, raggianti al pensiero che l'Occidente possa essere, oltre che rappresentare, la svolta verso una condizione sociale e umana dignitosa. Ufficializzato l'invito a partecipare al torneo, i nostri si organizzano in raffazzonate sessioni di allenamento in previsione delle partite, ma quando il loro sogno sembra concretizzarsi, grazie al rilascio del visto per l'espatrio, la tensione agonistica lascia il posto ai propositi di libertà. Il piano di fuga, una volta approdati in terra teutonica, viene presto rovinato dal comitato di accoglienza, che li aspetta all'aeroporto, e dall'inaspettato cambiamento di programma, che li vede scendere in campo prima di avere il tempo di allontanarsi, ognuno per la propria strada. Combattere per la vittoria e rischiare il rimpatrio o fuggire prima che gli organizzatori se ne accorgano?

"Machan" ricalca, con una sottile ironia che ne pervade ogni singolo fotogramma, l'esperienza di vita - alla ricerca della vita - di questi 23 sfortunati, muovendosi con una leggerezza non comune tra i vicoli delle bidonville, tra la sporcizia e la povertà, tra i debiti e la disoccupazione, dipingendo i tratti di una società allo sbando, in cui il tirare a campare giorno dopo giorno è l'unica regola per sopravvivere. Una realtà in cui brilla ancora una luce di speranza che si chiama Germania, che si chiama Occidente, che si chiama dignità.

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