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Cinemovel: Libero Cinema In Libera Terra

Parte in questi giorni la carovana di “Libero Cinema in Libera Terra“, rassegna di cinema itinerante contro le mafie, che porta il cinema nelle terre dei boss, o meglio in quelle zone franche, presidio di legalità, che sono i campi di volontariato di Libera. L’iniziativa, giunta alla quinta edizione, è promossa da Cinemovel Foundation, con la presidenza onoraria di Ettore Scola, e da Libera. Quest’anno saranno sette le regioni coinvolte, e significativamente la carovana partirà dal nord, dal Piemonte, a sottolineare che se le organizzazioni criminali nascono al sud, è poi al nord che investono, per non parlare dei ghiotti affari all’estero: riciclaggio di denaro sporco, investimento di capitali nell’edilizia e nel commercio, narcotraffico; tutti prolungamenti tentacolari di quello che è ormai diventato un impero economico globalizzato adeguandosi al mercato.

Una tappa significativa verrà effettuata in Abruzzo, dove verrà proiettato “Comando E Controllo” di Alberto Puliafito, documentario che racconta lo stato di emergenza dell’Aquila, le cui esasperanti condizioni sono state represse recentemente a suon di manganellate.
Tra le iniziative di sensibilizzazione rivolte ad una società civile un po’ indifferente, è importante segnalare il lancio, da parte di Cinemovel, di un manifesto di denuncia delle mafie, i cui primi firmatari sono stati proprio Don Ciotti e Scola, seguiti da Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Luigi Lo Cascio, Lella Costa, e tanti altri.

Incontriamo don Luigi Ciotti al Nuovo Cinema Aquila di Roma, non a caso un bene confiscato alla mafia e restituito ai cittadini in una zona riqualificata come quella del Pigneto. La forza di don Ciotti è la sofferenza, una sofferenza senza filtri, come di chi voglia farsi carico del dolore altrui, ne avverta profondamente il peso dell’ingiustizia, e si attivi per riscattarne la dignità vilipesa. Don Ciotti sottolinea il valore etico-politico dell’impegno di Libera, e non si tira indietro, anzi è molto chiaro nell’analizzare la situazione di grave minaccia all’informazione che viene dal mondo della politica, ossia da parte di chi i diritti li dovrebbe tutelare: “Culture e mafie sono incompatibili. Le mafie si ingrassano nella superficialità, nell’egoismo, nella disinformazione, e la legge bavaglio, nonostante alcune modifiche, ingrossa il serbatoio delle mafie. È una legge che fa solo il favore al mondo della corruzione, dell’illegalità e della mafia. C’è bisogno della cultura come pensiero critico: difendere la propria e l’altrui dignità. La cultura è tutt’uno con la volontà di autodeterminarsi, è quella che costruisce la libertà e la dignità delle persone”.

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