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Cinismo al potere

C’era grande attesa nell’aria per questa serata: il grande ritorno dei Cynic, per la terza volta in Italia dopo la reunion, abbinato alla calata di uno dei gruppi più amati dai fan italiani, quegli Opeth autori del discusso ed ambiguo “Watershed”. Oltre a questo aggiungiamo un’apertura d’autore coi sempre formidabili The Ocean e la grande serata è servita. O quasi.

Si parte alle sette e un quarto circa con il combo tedesco che, nei soli venticinque minuti a loro disposizione, scalda per bene il pubblico con un’ottima prestazione, complice anche un mix notevole, che permette di distinguere molto bene le intricate trame strumentali del gruppo. Solo quattro pezzi per loro, tra i quali spiccano “For The Great Blue Cold Now Reigns” e “The City In The Sea”.

L’Alcatraz inizia a riempirsi seriamente quando stanno per salire sul palco i Cynic. Impossibile togliersi dalla mente l’incredibile serata che questi “ragazzi” hanno fatto passare ai presenti lo scorso luglio allo Zoe Club di Milano, per cui le aspettative sono alte ed ovviamente non vengono deluse.

Con il nuovo “Traced In Air” finalmente nei negozi, il gruppo si rende protagonista di una performance assolutamente perfetta. I suoni ed il mix sono impeccabili, lo stato di grazia dei singoli musicisti indiscutibile e il pubblico risponde alla grande, nonostante una scaletta ovviamente incentrata sull’ultimo disco. Da brividi “Evolutionary Sleeper”, “King Of Those Who Know” e l’incredibile “Adam’s Murmur”, senza considerare il delirio collettivo quando vengono eseguite “Veil Of Maya”, “Celestial Voyage” e “How Could I?” dal capolavoro “Focus”.
Anche per loro purtroppo solo 40 minuti per scatenare una serie infinita di emozioni.

Il locale a questo punto straripa di gente. È impossibile muoversi e il caldo è notevole anche nelle ultime file. Occorre qualche minuto ai tecnici per togliere il telone con il logo dei Cynic che copre la O di Opeth. Scena emblematica.
Åkerfeldt e compagni salgono sul palco al suono dell’ormai collaudata “Through Pains To Heaven” dei Popol Vuh e attaccano frontalmente con “Heir Apparent”. Si nota subito come i suoni abbiano avuto un lieve crollo rispetto ai Cynic: le chitarre appaiono più impastate e si distinguono un po’ meno, le tastiere ogni tanto ci sono e ogni tanto no. Quello che si distingue bene è la sezione ritmica, con Mendez autore di un’ottima prestazione ed Axenrot a confermare i dubbi che ha sempre lasciato: batterista poco versatile, di dubbio gusto e dalle dinamiche tipicamente brutal, riesce comunque a reggere il concerto senza commettere orrori come altre volte lo si è visto fare.

C’è da dire che con questa nuova formazione Åkerfeldt ha trovato almeno un grande punto a favore: sia Wiberg che Åkesson cantano e quindi sentiamo armonie vocali a tre voci di grande effetto. Purtroppo anche il nuovo chitarrista va a momenti: finché rimane sui pezzi più recenti riesce a cavarsela più che bene, quando si va sul repertorio più datato succedono cose orribili come lo scempio subito da “The Drapery Falls”, per altro in chiusura di concerto.
Anche la scaletta stessa lascia un po’ perplessi. Un tempo gli Opeth ci abituavano bene, tirando sempre fuori dal cilindro qualche chicca per ogni tour. Questa volta nulla sorprende, nemmeno la scelta di escludere totalmente “Orchid” e “Morningrise”.

Comunque il pubblico apprezza e fa un gran baccano, dimostrando di capire l’inglese solo quando Mikael dice “pussy pussy pussy pussy yeah pussy” e “This song was inspired by Rocco Siffredi”, per il resto molte delle battute del leader cadono nel vuoto creando secondi di imbarazzo.

La prestazione è stata comunque sufficiente, però quelli che sono saliti sul palco non sono più quegli Opeth di qualche anno fa: la classe talvolta latita, il suono si fa sempre più freddo e non basta la nuova divertentissima veste da giullare di Åkerfeldt per farci dimenticare il concerto dei Cynic. Peccato per loro.

Cynic:
1) Nunc Fluens
2) The Space For This
3) Evolutionary Sleeper
4) Veil Of Maya
5) Celestial Voyage
6) How Could I?
7) Adam’s Murmur
8) King Of Those Who Know
9) Integral Birth

Opeth:
1) Heir Apparent
2) The Grand Conjuration
3)Godhead’s Lament
4) The Lotus Eaters
5) Hope Leaves
6) Deliverance
7) Demon Of The Fall
8) The Drapery Falls

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