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Cinquant’anni e non sentirli

L’autunno al Circolo degli Artisti non poteva cominciare meglio: il 21 settembre i Jesus Lizard inaugurano la stagione con l’ultima di tre date italiane.

A due ore dall’inizio del concerto i biglietti sono sold out. Quando David Yow e soci salgono sul palco l’atmosfera è bollente. “Salgono” si fa per dire: Yow passa praticamente metà concerto gettato fra le braccia della folla in estasi, continuando a cantare sorretto da centinaia di braccia, dimenandosi – lui e il resto della band – sul palco e in mezzo agli spettatori che nel giro di cinque minuti sono diventati un’unica gigantesca onda da cavalcare.

La storica rock band di Chicago, in tour da maggio di quest’anno e fresca di reunion, sembra acquistare maggiore smalto col passare dei giorni: li avevamo già visti al Primavera Sound di Barcellona quasi quattro mesi fa, dove avevano conquistato il pubblico ispanico, e li abbiamo ritrovati ancora più carichi e compatti.

Se l’esperienza e la condivisione di un concerto possono essere facilmente paragonati ad un rito religioso, i Jesus Lizard hanno regalato al pubblico romano settanta minuti dionisiaci fatti di volumi sparati, liquidi corporei che si fondono e un’energia contagiosa. Se ha ancora un senso parlare di punk rock nel 2009, i Jesus Lizard sono un esempio da seguire. A undici anni di distanza da “Blue”, ultimo album in studio prima della separazione, e a quasi venti da “Goat”, il loro capolavoro, Yow e soci sanno ancora benissimo come incendiare una platea in meno di cinque secondi: basta accennare il giro di basso di “There Comes Dudley” ed è il delirio.

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