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Circles End: Feeling è la parola chiave

Dopo il gradevolissimo “Hang On To That Kite” è un piacere poter scambiare qualche parola con Jarle Pettersen e Trond Lunden, rispettivamente batteria e chitarra dei Circles End. Come era facile prevedere da un album che mostra una certa classe ed intelligenza, troviamo dei ragazzi umili che amano la propria musica, senza improbabili aspirazioni e soddisfatti del proprio cammino.

Non sapevo che cosa aspettarmi da “Hang On To That Kite” perché non avevo ascoltato i vostri precedenti album, e sono stato piacevolmente sorpreso da un ottimo disco che riesce a stabilire un’atmosfera personale, cosa davvero difficile per molti dei gruppi odierni. In che modo pensi che l’interazione strumentale riesca a raggiungere la sfera emozionale?
Trond: Penso che la tipologia di strumenti utilizzati influisca molto nella ricerca di un qualsiasi tipo di emozione musicale. Il suono di strumenti “veri” e classici rende la musica più reale e genuina. Ovviamente il modo in cui sono suonati gli strumenti è altrettanto importante. Puoi creare una buona atmosfera soltanto quando ogni cosa che fai è focalizzata ad un fine comune: la musica nel suo intero. Assoli infiniti e prestazioni prettamente individuali non sono la strada da seguire per me, rendono solo le canzoni noiose e poco interessanti.

Hang On To That Kite è riuscito esattamente nel modo in cui lo volevate? Per me è stato un album soffice e delicato in un modo speciale; per la cura dedicata all’interpretazione di ogni strumento, la voce calma ma espressiva del cantante, e per lo svolgersi delle canzoni che sembrano come un lungo flusso di emozioni collegate ma non del tutto interdipendenti tra loro. Era questo il disegno che avevate in mente? Diteci la vostra visione dell’album.
Jarle: Quando abbiamo fatto il nostro primo album “In dialogue with the moon” eravamo soddisfatti, ma pensavamo che avremmo potuto sviluppare ulteriormente la musica, specialmente per quanto concerne il suono e la struttura delle canzoni. Penso che “Hang On To That Kite” sia vicino alla nostra visione di un album che abbia tutti i valori che ci interessano. Penso che tu abbia ragione quando descrivi le emozioni e la delicatezza dell’album. Era nostra intenzione creare una musica che muovesse l’ascoltatore in modo speciale; c’è malinconia, parti più allegre jazz e funky, un po’ di pop-rock e sull’ultima traccia “the dogfather has entered the lift” ci siamo semplicemente divertiti a fare il nostro piatto di pasta musicale con tutte le possibili spezie che avevamo a disposizione! Ma credo che tutte le canzoni siano in qualche modo combinate per lo stesso tipo di emozione.

L’interazione tra gli strumenti è una delle chiavi che fanno funzionare l’ingranaggio; che criterio è stato usato per scegliere le persone giuste formando il gruppo? È una band di “mercenari” o semplicemente buoni amici (cosa che personalmente apprezzo, un buon feeling può essere più importante degli otto anni di lezioni musicali)?
Jarle: Le vibrazioni della musica e l’interazione tra i membri della band sono certamente tra le cose che riescono a creare la magia musicale; ci siamo impegnati per trovare membri che parlassero lo stesso linguaggio sia musicalmente che socialmente. Tre dei membri dei Circles End, includendo Trond e me, sono nella band sin dall’inizio più di dieci anni fa, e tre degli altri sono con noi da quattro anni ormai. Patrick e Jon, bassista e sassofonista, seguono alcuni dei corsi musicali più difficili del paese, e quindi conosciamo bene la questione lezioni musicali. Penso che sia importante avere conoscenze teoriche (così come nella comunicazione) per fare buona musica progressive. Ma concordo con te che “feeling” sia una parola chiave!

Come nasce il nome “Circles End”?
Trond: Ricordo un giorno di prove, molti anni fa, Omar arrivò da me con un pezzo di carta. Sulla carta era scritto “circles end” con la “s” e la “e” unite da un cerchio incompleto. Non so come sia arrivato al nome, ma credo che abbia semplicemente pensato che suonava bene…

Quali cose costituiscono un’influenza per scrivere la vostra musica? La vita nella sua interezza potrebbe essere la risposta corretta, ma spesso c’è qualcosa di più importante e qualcosa meno, dai film di fantascienza ai quadri di Munch… che cosa ispira i Circles End?
Trond: Se aggiungo “musica” a “vita intera” credo che saremmo abbastanza vicini ad una risposta corretta. La musica è ispirata da altra musica ed emozioni, basilarmente. Per quanto ne so non abbiamo nessun tipo di ispirazione fisica, come dipinti o film.
[PAGEBREAK] Sempre a proposito delle influenze, ascoltando la vostra musica posso pensare a molti nomi, ma in effetti nessuno che sia predominante. La lezione dei gruppi storici (King Crimson, Gentle Giant, Yes, Camel) riscritta con le idee suggerite dalle nuove ondate di “emo-progsters” (come Ritual o Anekdoten) e arricchita da partiture jazz e funky. Il prog-metal sembra del tutto abbandonato. Pensate che possano essere giusti questi confronti? Quali sono le band che hanno significato di più nella vostra crescita musicale?
Jarle: Comparare i Circles End ad altre band è stato un problema per la stampa che ha analizzato “Hang On To That Kite”. Proviamo a fare la musica con i nostri cuori, ma sicuramente siamo ispirati da band leggendarie come quelle che hai menzionato. A volte i giornalisti cadono dritti in trappola, dicendo ad esempio che dobbiamo aver ascoltato un sacco gli Echolyn… sono sicuro che possa essere una grande band, ma nessuno nei Circles End li ha mai nemmeno sentiti. Sono contento che tu non li abbia menzionati amico mio! Tornando alle ispirazioni devo dire che tutti i membri della band hanno una forte relazione con i Genesis del periodo Peter Gabriel. Penso che sia una delle musiche più magiche ed immortali che siano mai state scritte.

La scena progressive odierna sembra come un grande calderone, pieno di molti diversi punti di vista su che cosa il prog sia o dovrebbe essere. Ci sono i patiti della tecnica, gli amanti delle emozioni, raramente entrambi, e poi ci sono quelli legati al concetto che si interessano meno alla musica e più al messaggio che porta. Che cosa pensate della scena?
Jarle: Non ho particolari opinioni nei riguardi dell’attuale scena prog-rock, ma mi piace il fatto che i suoni e la produzione stiano diventando più sporchi e “vecchi”, una produzione non perfetta dona un’anima alla musica, almeno per le mie orecchie. Molte delle produzioni e suoni degli anni recenti sono state troppo focalizzate su parametri tecnici, penso che band come Anekdoten e Motorpsycho abbiano raggiunto davvero qualcosa creando una produzione organica con suoni datati, e penso che questo renda meglio le emozioni in musica.

Parliamo sempre di evoluzione e sperimentazione, pensi che ci siano ancora molte direzioni da esplorare in musica? È un tassello importante nella vostra visione musicale?
Jarle: Oh sì, penso che ci siano un sacco di strade inesplorate in musica, ma non è l’obiettivo dei Circles End creare un nuovo genere musicale. Per me è importante essere parte di qualcosa di vero e genuino. Anche se sarebbe bello poter scoprire qualcosa di nuovo, magari per caso un giorno durante le prove!

I testi sono importanti per i Circles End? Che cosa tentate di comunicare con le parole?
Trond: I testi sono lo specchio di quello che c’è nella mente di chi li scrive. Non molto piacevoli o rassicuranti la maggior parte delle volte, nel nostro caso! Scrivere è terapeutico, cerchiamo di far combaciare le parole con la musica in modo piacevole per creare qualcosa che superi la somma delle parti. Ci sono comunque diverse opinioni nei riguardi dell’importanza dei testi: alcuni membri se ne disinteressano completamente. Non io, comunque.

Che cosa c’è nel futuro della band? Nuovi album, nuove direzioni musicali, live show?
Jarle: Be’, chi lo sa che cosa ci porterà il futuro? Sarebbe bello per noi come musicisti di una prog-rock band se il genere in sé riuscisse ad avere maggiore attenzione. Sarebbe possibile esplorare nuovi modi di fare le cose, e potremmo acquistare un equipaggiamento migliore. Questo porterebbe ad una musica migliore in teoria, ma siamo abbastanza felici di come le cose stanno adesso! Non stiamo ancora lavorando ad un nuovo album, ma verrà prima o poi nel futuro. Siamo stati invitati al Baja prog festival nel nord del Messico e pensiamo di fare un tour da quelle parti, ma molto probabilmente sarà troppo costoso percorrere tutta quella strada dalla Norvegia – anche se ovviamente spero che ce la faremo! Nel futuro prossimo faremo un piccolo viaggio nella Norvegia a metà Settembre per suonare a qualche data e cercare di attirare un po’ di attenzione. Ovviamente speriamo di avere una chance di suonare in Italia nel futuro! Forse puoi organizzarci qualcosa?

Personalmente direi di no, ma l’annuncio è stato lanciato, chissà che qualcuno in ascolto non possa farlo!
Di certo questi ragazzi meritano più attenzione.

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