Home > Recensioni > City and Colour: Little Hell

Correlati

Deciso cambio di rotta

Dimenticate il minimalismo al quale Dallas Green ci aveva abituato nei suoi primi due dischi. Ora il cantante/chitarrista degli Alexisonfire ha arricchito la sua produzione solista con la presenza di una band, donando all’ascoltatore un sound più completo, seppur comunque semplice ed essenziale.

Complessivamente è un disco molto gradevole, con continui cambi di ritmo che difficilmente possono annoiare l’ascoltatore. Un cambio di rotta positivo per il canadese, che ha avuto il coraggio di osare ed è stato premiato con la prima posizione in classifica nel paese di origine.

L’apertura è dolcissima, delicata ed emozionante. “The Grand Optimist” è uno dei pochi brani che ci rimanda al Dallas solista dei dischi precedenti, intimismo arricchito nella seconda metà da grancassa e charleston che danno un senso di completezza ulteriore al brano, già di per sé buono. Ritmi più accelerati e momenti più intimi rendono questo un disco vario e interessantissimo. “Little Hell” è forse il punto più alto del disco, classico nella struttura ma molto piacevole e radio-friendly. “Fragile Bird” è vicina alle sonorità dei Kasabian, senza però far gridare al plagio. Di emo c’è ben poco in questo disco, e di ciò lo ringrazieremo all’infinito. Buon disco folk di facile ascolto. Promosso.

Pro

Contro

Scroll To Top