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Dallas Green torna alle origini

Giunto al quarto disco, Dallas Green, aka City And Colour, torna al sound pre-Little Hell, con meno elettricità e più intimismo acustico. Pochissimi episodi accelerano leggeremente il ritmo (“The Lonely Life” su tutti), il tutto viaggia sulla perfetta combinazione voce/chitarra di Dallas, con accompagnamenti leggerissimi di batteria. “Little Hell” era molto più arrabbiato, anche dal titolo. Sembrava quasi un altro artista. Ora è tornato il Dallas che eravamo abituati a conoscere, quello di “Sometimes”. Ci sono piaciute entrambe le versioni, quella pacata e quella grintosa. Ma questa “easy” è forse la migliore.

Ascoltando i 12 brani in scaletta, quello che emerge è un cantautorato filk-pop piuttosto standard, anche se gradevolissimo e coinvolgente. I cambi di passo sono pochissimi, il ritmo e piuttosto compassato e il sound prevalentemente acustico, con incursioni elettriche vicine allo zero (il singolo “Thirst” è forse l’episodio più grintoso tra tutta la setlist). Gli ammiccamenti ad autori folk non mancano (Bon Iver, Rocky Votolato) ma il timbro vocale di Dallas resta un marchio inconfondibile. C’è spazio anche per ballad pop notevoli e per nulla banali. Dall’irruenza emo e rock degli Alexisonfire ne è passato di tempo e di acqua sotto i ponti. Meglio così.

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