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Civil War: Ritorno al via

Il chitarrista Rikard Sundén e LoudVision fanno una chiacchierata per illustrare i dettagli della fondazione dei Civil War, band svedese originata da una scissione all’interno dei Sabaton. Il primo disco in studio si intitola “The Killer Angels”. Per i musicisti il lavoro di marketing deve ripartire da zero e, constatazione dolceamara, deve imperniarsi sulla passata militanza nel gruppo di Falun. In attesa della piena indipendenza.

Ciao Rikard. Come sono andati i primi riscontri dal vivo per i Civil War?
Abbiamo partecipato allo Sweden Rock ed è stato come se fossero 10mila concerti anziché uno: tutto è andato oltre le aspettative, non riesco a ricordare l’ultima volta che mi sono divertito così tanto. È stata la primissima esperienza con la band, non potevamo chiedere di più.

Sei tu che hai individuato il bassista per la band, esatto?
Ho incontrato Pizza al supermercato, qui dove sto io, appena dopo la separazione dai Sabaton. Mi ha detto di telefonargli se mai avessimo messo insieme una band e ci fosse stato bisogno di un bassista. Avevamo già lavorato con lui, lo conosciamo da lungo tempo sia come persona che come musicista. Non abbiamo esitato a contattarlo dopo avere deciso di andare avanti.

Siete in tour?
Non esattamente. Abbiamo qualche data all’interno di festival estivi, poi in autunno partiremo con un piccolo tour in Svezia. Sono sicuro che l’anno prossimo ci sarà il vero e proprio tour europeo. L’inizio è lento, non c’erano alternative, ma vogliamo suonare ovunque.

Scegliendo il nome del gruppo, avete mai pensato a una canzone intitolata “Civil War” dei Guns ‘n’ Roses?
Non penso. È stato Patrik a venire fuori con le idee per il nome della band: lui è tra le altre cose un appassionato della storia della guerra civile statunitense, “Civil War” suonava bene e non ce l’ha già qualcun altro.

Il materiale era già pronto prima di lasciare i Sabaton?
Non completamente: Daniel, il nostro tastierista, aveva delle parti di canzone scritte già un paio di anni fa, anche se non erano strutturate. Non erano destinate a dischi dei Sabaton, così le abbiamo utilizzate senza problemi.

Come ha preso forma il disco?
La cosa particolare di questo disco è che non è stato registrato in maniera ordinaria. Di solito si inizia con la batteria e poi basso, chitarra, tastiera e voce. Noi invece abbiamo iniziato facendo cantare Patrik sopra la pre-produzione, col demo-tape come base insomma. Poi abbiamo registrato le chitarre vere e tutto il resto, con la batteria per ultima. Un’esperienza insolita.

Dove hanno avuto luogo le registrazioni di “The Killer Angels”?
Per la batteria eravamo ai Black lounge studios, il resto l’abbiamo registrato nella camera da letto del tastierista Daniel, fatta salva qualche parte di chitarra a casa mia.

Perché produrre ben quattro singoli?
La gente voleva qualcosa da ascoltare, per questo l’Ep “Civil War” è uscito così in fretta. I quattro singoli sono poi serviti a venire incontro alle aspettative, dato che l’album sarebbe uscito solamente a metà 2013.
[PAGEBREAK] Voi quattro pensavate di suonare ancora insieme al momento della fuoriuscita dai Sabaton?
Non era veramente chiaro. Abbiamo lasciato per motivi differenti, ma poco dopo avevamo capito che non potevamo smettere di fare musica e che saremmo rimasti insieme. Quindi si è giunti all’idea di fondare una nuova band e occorrevano un cantante e un bassista. Questa seconda questione si è risolta in fretta grazie all’incontro con Pizza. Per la voce non avevamo nessun nome, ma avevamo parlato di Patrik e un amico comune – il suo vicino di casa – gli ha riferito che volevamo andare avanti con una band. Lui allora ha detto: «Serve un cantante? Sono qui». Inutile dire che la domanda se accettarlo o meno non si è neppure posta.

I testi continuano a porre al centro guerra e battaglie storiche.
È vero. All’inizio ci eravamo detti che non avremmo proseguito con le tematiche di guerra. Quando ci siamo trovati con Patrik è però venuto fuori che lui è un appassionato di queste materie, che infatti segue già con gli Astral Doors, la sua altra band. Abbiamo così lasciato che lavorasse con naturalezza. E poi i testi non sono così importanti, potremmo parlare di qualunque cosa. La musica viene prima, insieme alle linee vocali.

Che ha fatto Patrik oltre a cantare?
Patrik ha scritto tutti i testi e metà delle musiche, insieme al tastierista. È lui che ha proposto di mettere il tema della guerra di secessione come focus dell’intero disco.

Perché le idee contenute in “The Killer Angels” non potevano essere espresse nei Sabaton?
Nei Sabaton c’è Joakim che scrive la musica e i testi, insieme a Pär. È sempre stato così, ma non è per questo che ce ne siamo andati, sono motivi personali. Abbiamo suonato quel tipo di musica per 14 anni e non era strano che continuassimo.

Avete in programma di girare dei video?
Abbiamo già iniziato a raccogliere il materiale per il video di “Saint Patrick’s Day”. Non sappiamo quando sarà pronto, manca ancora qualcosa, spero presto. Individueremo poi altri brani da cui trarre delle clip.

Ti piacerebbe che i Civil War diventassero il tuo nuovo lavoro a tempo pieno?
Penso di sì, ma non abbiamo i mezzi per organizzare tour come quelli dei Sabaton. Il nostro unico punto di riferimento sono le quattro canzoni uscite come singoli e dobbiamo ancora vedere come andranno le vendite dell’album. In attesa di ciò, non possiamo fare troppi piani per il futuro.

Hai pensato di smettere di suonare metal?
Non ho mai pensato di fermarmi, suonare è una delle cose più belle della vita. Piuttosto non era contemplato di suonare ancora insieme noi quattro, all’inizio. È una cosa che abbiamo capito subito dopo lo split.

Hai degli hobby non musicali?
Amo cucinare, mi rilassa parecchio. Mi piace anche pescare, ma anche solo uscire con gli amici e stare con i miei cari.

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