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  • Clairvoyants: World To The Wise

    Clairvoyants

    Data di uscita: 12-01-2009

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Il risveglio del bamboccione

Qualcuno ha detto che gli italiani sono gli ultimi a sposarsi: rimangono troppo tempo sotto il tetto materno e finiscono per sviluppare con enorme ritardo, rispetto ai coetanei europei, la propria personalità.
I Clairvoyants ripetono la metafora: per molti anni hanno preferito vivere all’ombra degli Iron Maiden, di cui hanno ricoperto il ruolo di cover band ufficiale e dal cui singolo estratto da “7th Son Of A 7th Son” hanno mutuato il moniker.

Un vincolo così forte non si recide con un solo album. E così il debutto discografico dei nostri compatrioti risulta invischiato nel tipico sound maideniano dei primi anni ’90, quando, con “Fear Of The Dark”, Harris e soci cercavano di sperimentare sonorità più moderne e melodiche.
Tutto l’album è la storia di questo tentativo di fuga da una forza centripeta assai più forte di quanto i Clairvoyants stessi non credino: un po’ come il fumatore che vorrebbe smettere con l’amato vizio o, se preferite, così come è stato per i Trick Or Treat rispetto agli Helloween.

Quando il legame sembra allentarsi, la band prende la strada del power più banale, andando ad inabissare tutta l’esperienza heavy classic alla cui ombra è coerentemente cresciuta durante questi anni. Fallimentare, per esempio, è il tentativo del pianoforte di Oliver Palotai di dare un tocco di originalità a “Closure”.

Ottima la tenuta della sezione strumentale e della voce di Bernasconi. Il vero punto debole dell’album è il songwriting, viziato appunto da una madre così accentratrice e premurosa.
Così, il momento migliore di tutto l’album è proprio la cover dell’intramontabile “Hallowed By Thy Name”, cantata a meraviglia da André Matos.

È su queste basi che, tuttavia, ci sentiamo di scommettere fortemente sul prossimo capitolo.

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