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Classix

Serata speciale in quel dell’ Indian’s Saloon (Bresso, MI) dove a farla da padrone sono i Royal Hunt, rinomato gruppo prog/hard rock (…) con una carriera oramai decennale alle spalle, e gli italianissimi Drakkar e Secret Sphere. Ad aprire le danze purtroppo non sono i Secret Sphere che per motivi a me sconosciuti non si presentano all’incontro. Con un pizzico di rammarico causato dai defezionari Secret Sphere passiamo a vedere il concerto dei Drakkar, formazione milanese dedita a sonorità marcatamente power metal (ispirato alla granitica scuola tedesca), con all’attivo tre album. Lo show si presenta solido e incisivo, grazie alla voce potente e per nulla (o quasi se escludiamo gli acuti invero un po’ forzati e fuori luogo) dedita ai moderni canoni power di Davide che, per infortunio sportivo è costretto a eseguire le sue parti vocali (un modo alquanto freddo per dire “cantare”) da uno sgabello posto sul palco. Il suono sembra essere preciso e forte, con meriti particolari riservati al più che discreto batterista e al chitarrista Dario Beretta. Allo stesso tempo risulta chiaro come gioverebbe moltissimo al gruppo una personalità maggiore, che possa far risaltare le potenzialità del combo. Nonostante la mia conoscenza superficiale del materiale proposto dal gruppo posso dire che buona parte delle canzoni vengono tratte dall’ultimo “Razorblade God”; ma non per questo vengono tralasciati gli altri album, con estratti da “Gemini”
(dotato di una copertina orrenda, mi sia permesso dirlo) e anche dal primo “Quest For Glory”, di cui ricordo sempre volentieri “Dragonheart”.

Promossi per la carica, ma da rivedere (speriamo non a vita) per personalità .Poi dopo una breve pausa ed un intro (si tratta di “Take Off” tratta da l’ultimo “The Mission”) sono i Royal Hunt ad irrompere sul palco. A far da sfondo allo show solo il logo del gruppo appeso alle spalle dello stesso, ma poco importa, quel che conta è la musica e la voglia di vedere e, soprattutto, sentire all’opera il singer John West in luogo del più che glorificato D.C. Cooper. Subito dopo l’intro è il turno della title track di “The Mission” con il suo bellissimo coro “Now we’re on the mission-the average man/is down on his knees,so he won’t understand/Above the suspicion and fear of the law/we do what we do what it takes to continue the war”. Il pubblico risponde entusiasta alla prestazione del gruppo e si dimostra ben felice di poter gridare ogni parola pronunciata dal singer nelle sue canzoni.
Vengono alternati momenti estratti dall’ultimo (e bellissimo) album, come “Surrender”,ad altri più datati, ma sempre all’insegna della qualità assoluta. E che dire di “River Of Pain”, canzone per cui West coglie l’occasione di vestirsi da pellerossa, con tanto di simil-danza tribale a completare il quadro. Il concerto va avanti, i Royal Hunt alternano materiale nuovo (“Days Of No trust”) e altro meno recente (“Last Goodbye” tratto da “Moving Target”) con impegno e passione toccanti. Tutti i musicisti si dimostrano sicuri nel maneggiare il proprio strumento, con una nota particolare per l’assolo del nuovo batterista e per i sempri precisi interventi del mastermind André Andersenn alle tastiere. Il gruppo procede con le sue splendide canzoni, andando a ripescare anche una sentita “Voices” dall’ingiustamente criticato “Fear”, per finire poi con “Total Recall”. Infine, si può dire che la prova del gruppo è stata davvero ottima. Si sono dimostrati tutti professionisti assoluti; sì, anche il bistrattato West si dimostra vocalist coi fiocchi. Forse non reggerà il confronto con Cooper, come dicono in molti, ma a mio modesto avviso rimane un’ugola d’oro e un grande frontman. Ottimi.

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