Home > Interviste > Claudia Gerini al Giffoni Film Festival

Claudia Gerini al Giffoni Film Festival

Sotto una pioggia torrenziale che viene a prendere il posto del caldo torrido degli ultimi giorni (ma una via di mezzo no?) Claudia Gerini arriva al Giffoni Film Festival per l’incontro con i giovani giurati.

Il suo arrivo coincide con il passaggio sul tappeto blu (ebbene sì, qui è blu, non rosso, ma non chiedetemi perché) dell’idolo dei, ma soprattutto delle, teenagers Dylan O’Brian, direttamente dalla serie “Teen Wolf”. E le scene di delirio la lasciano basita. Stupore sincero, non maligniamo sull’invidia per non aver ricevuto lo stesso trattamento, please. Tra l’altro, proprio la Gerini iniziò la sua carriera dal fenomeno teen italiano per eccellenza degli anni ’90: faceva infatti parte del gineceo preadolescenziale messo in piedi da Gianni Boncompagni, “Non è la Rai”.

Con la scusa del maltempo e del riparo dalla pioggia, comunque, la Gerini si trattiene MOLTO volentieri nella sala delle conferenze stampa. Per gli amanti e le amanti del genere, il suo abbigliamento è il più sobrio finora tra i “talent” (come chiamano qui gli ospiti famosi, ci tengono a differenziarsi, ve l’ho già detto prima), ma le solerti caporedattrici provvederanno sicuramente a farvelo vedere nella foto soprastante.

Ma andiamo alle domande e alle conferenza stampa:

Sta per incontrare tanti ragazzi giovani che (al contrario nostro, n.d.r.) fanno domande dirette, a volte cattive e ficcanti, senza peli sulla lingua. Teme quest’incontro o ne è incuriosita?
Da madre non sono per niente impaurita, anzi. I ragazzi sono meno diplomatici, più spontanei, anche quando guardano un film non stanno a cercare il significato nascosto, vanno più sull’impressione diretta, a pelle, e a volte le loro considerazioni senza sovrastrutture sono le più veritiere. Sono comunque pronta a tutte le domande, vorrei tanto contribuire a lasciare alle nuove generazioni un cinema italiano vivo, anche migliore di quello attuale.

Il prossimo progetto cinematografico?
“L’esigenza di unirmi ogni volta con te” di Tonino Zangardi, sarà nelle sale in autunno. Con me tra gli attori protagonisti c’è Marco Bocci. È una storia d’amore con venature da thriller, girato tra Roma e il Salento. Il mio personaggio si chiama Giuliana, è una cassiera. C’è la scena di una rapina, ha anche dei momenti “action”.

Il tema del Festival di quest’anno è “Be Different”. Come si rapporta generalmente con la diversità?
La diversità è l’unicità di ognuno di noi. Nasciamo con difetti e con talenti. Dobbiamo essere bravi a capirla la nostra unicità, la cosa in cui siamo bravi più di tutti, e sfruttarla, coltivarla. La diversità è ricchezza, l’uniformità è standardizzazione, porta al grigiore, al conformismo.

Qual è un’attrice italiana che le piace molto, e che magari ha preso come modello per la sua carriera?
Idolo, maestra e termine di paragone, tutto questo è riassunto in un solo nome: Monica Vitti. Ci hanno anche paragonate, ma io non oso nemmeno, il paragone lo hanno fatto altri. All’estero adoro invece, ma non sono molto originale in questo, Meryl Streep e Michelle Pfeiffer.

Dai tempi in cui, giovanissima, faceva parte del cast di “Non è la Rai” sono cambiati, secondo lei, i sogni e le speranze delle adolescenti?
No, non credo proprio. Forse oggi si percepisce come più facile “arrivare”, ci sono i talent, i reality show, queste vie al successo facile e momentaneo. Tanto facile quanto effimero però.

Com’è cambiato, SE è cambiato, il cinema italiano dall’epoca del suo esordio a oggi?
Io ho iniziato a fare cinema negli anni ’90, sono stata testimone di un vero e proprio cambio generazionale, di autori, attori, produttori. Per me il cinema italiano attuale è in un gran momento, ci sono buone storie, buoni registi, vinciamo premi, è in netta controtendenza, secondo me, rispetto al difficile momento del Paese.

Arriva poi la solita domanda che sento sempre fare in tutte le interviste a Claudia Gerini, e cioè se si sente più coatta alla Jessica di “Viaggi di nozze” o più freddamente borghese come il suo ruolo ne “La sconosciuta” di Giuseppe Tornatore. E lei, come sempre, risponde che in lei risiedono un po’ entrambe le anime, come in tutti noi, del resto. Arriva una tregua di qualche minuto dall’acquazzone incredibile abbattutosi su Giffoni, e Claudia ne approfitta per scappare in sala Truffaut all’incontro con i ragazzi. E a ricevere un premiuccio per essersi scomodata, che non fa mai male. Ma non vorrei sembrare troppo sarcastico nei confronti di un’attrice che davvero, frase abusata come non mai ma vera in questo caso, non ha alcun atteggiamento da diva.

Tutto il sarcasmo lo riverserò su Isabella Ferrari, magari, ma per questo dovrete aspettare domani.

Scroll To Top