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Climax

Un viaggio a Londra appositamente progettato per assistere ad un concerto non è cosa da nulla. Qui non stiamo scrivendo di un live report qualsiasi o di un’ordinaria recensione. Abbiamo assistito e partecipato alla conferma live della band più grande del momento: i Fleet Foxes.

L’Hammersmith Apollo è uno dei locali più importanti di Londra. Costruito nel 1932 in stile Art Déco, è in sostanza un teatro dove, ad oggi, si possono enumerare in un’ampia lista concerti dallo stile molto eterogeneo. I Fleet Foxes si fondevano con ogni drappo e ricamo di quella struttura, di pari passo con le celestiali armonie di voci e gli idilliaci arpeggi di chitarre acustiche.

Su un palco di tali dimensioni e importanza, se ne stavano raccolti (nel loro non così esiguo numero di sei elementi) al centro, come per non rischiare di disperdere nemmeno un filo dell’energia creata dalla coesione delle note e destinata unicamente alle nostre anime trepidanti.

La band ha saputo proporre l’incontro del vecchio col nuovo, suonando brani dall’album “Fleet Foxes” (2008) e dall’ultimo “Helplessness Blues” (2011), in un perfetto intreccio climatico e intenzionale. Inoltre, l’impeccabile esecuzione anche alla terza serata di seguito nello stesso locale, ha confermato in tal modo la maestria e l’esperienza che trapela dai dischi.

Senza nulla togliere a tutti i brani in scaletta, uno certamente degno di nota è stato “The Shrine/An Argument” durante il quale, l’organo hammond ci ridestava dallo stato d’incoscienza in cui eravamo per accompagnarci ancora in quel lungo viaggio onirico.

The Cascades
Grown Ocean
Drops In The River
Battery Kinzie
Bedouin Dress
Sim Sala Bim
Mykonos
Your Protector
Tiger Mountain Peasant Song
White Winter Hymnal
Ragged Wood
Lorelai
Montezuma
He Doesn’t Know Why
The Shrine/An Argument
Blue Spotted Tail
Blue Ridge Mountains

Oliver James
Helplessness Blues

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