Home > Recensioni > Clouds In A Pocket: Ten Blown Feathers

Tramortisci il Buddha sulla tua strada

Paolo Tedesco, da Mazara del Vallo (TP), si alza la mattina e respira Lennon. Questo non solo perché si è formato suonando cover dei Beatles e un brano del suo ispirato, primo full-length si intitola “John Winston Lennon”. Né perché il brano appena citato riprende versi cruciali scritti da quelli là di Liverpool.
Paolo Tedesco, o Clouds In A Pocket che dir si voglia, ha appreso a fondo la lezione, e per non deludere i suoi quattro genitori spirituali ha fatto un disco, che è quelle dodici (non dieci) piume al vento del titolo: pop ottimamente distillato e ancor meglio arrangiato.

Ah, le influenze le abbiamo capite. C’è, ovviamente, una buona fetta dell’acustico introspettivo britannico. Elbow e Badly Drawn Boy sono in prima fila ai suoi concerti.

L’aspetto più sorprendente di “Ten Blown Feathers” è la sua capacità di sostenere una durata standard pur dedicando una buona parte del minutaggio a ballate e a pezzi lenti, tutti egregiamente costruiti. In breve: non ci si stanca mai, si fa “sì sì” con la testa, si fa introspezione tutti insieme. Poi attacca la perla dirompente e incantevole dell’album, quel valzer intitolato “Oh, Elizabette!”, e questo è un colpo basso perché evidentemente Paolo Tedesco sa bene che a me i valzer fanno piangere. Per il prossimo disco speriamo in un 8.

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Contro

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