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Support

Support. E la storia finisce qui.
Oppure continua, magari spiegando cosa diavolo sia un “Jam Room” con una sala prove in copertina, oppure perché sia ancora in circolazione tra le novità se c’è chi lo sbatte nel lettore da almeno un lustro. Facile a dirsi, questo: una bella ristampa (con tre bonus) di un disco non facile da reperire, né tanto meno da comprendere. Facile invece dire che si tratta(va) di materiale del tutto nuovo, tanto da poterlo chiudere in un album. Ci vuole poco. Tanto quanto potete metterci a capire che la produzione e l’attitudine sono quelle dell’improvvisata in sala prove; d’altro canto basta saper leggere. Capire invece cosa possano essere i Clutch e come possano suonare quando si prendono meno sul serio e sperimentano non è altrettanto immediato. Ad esempio si potrebbe pensare a qualcosa di disconnesso, pezzi veri e propri ce ne sono pochi, incursioni e piccoli showcase dominano, sulla base di questa o quella idea, riff, strofa, groove. No, non groove, il groove non è questo o quello, è sempre lo stesso, è il filo conduttore. E allora basta arrotolarlo su Led Zeppelin e Faith No More per dare una forma che possa somigliare a quella dei Clutch. Straziata poi nella “Jam Room”, è chiaro. Perché la “Jam Room” di album vero e proprio ha ben poco. Ci sono i Clutch, c’è il groove, c’è qualche pezzo e c’è la “Jam Room” che li contiene. Ma è tutto semplicemente abbozzato, per farsene un’idea questa lettura potrebbe anche essere di edificante ispirazione.

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