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  • Coez: È sempre bello

    Carosello Records / none

    Data di uscita: 29-03-2019

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Scosse di assestamento per Coez. Dopo aver letteralmente terremotato (insieme a Calcutta e Gazzelle) il panorama musicale italiano diventando bandiera del genere Itpop con “Faccio un casino”, il cantautore romano non cambia linea con “È sempre bello“, quinto disco in studio pubblicato il 29 marzo per Carosello Records, puntando essenzialmente sullo stile che lo ha reso celebre.

Prodotto integralmente da Niccolò Contessa (I cani), già coautore dei due singoloni cult “Faccio un casino” e “La musica non c’è“, il nuovo capitolo discografico di Coez si muove in un concept interessante, quello legato ai ricordi, sviscerati dall’artista nel corso delle dieci tracce.

Nei trentadue minuti di musica il musicista ci porta infatti all’interno della sua memory card celebrale, cominciando il suo racconto con la tormentata “Mal di gola”, in cui proietta l’ascoltatore nella fine di una relazione (“Mi sveglia il mal di gola, ho tanta rabbia da sputarti in bocca”), proseguendo con la spensierata malinconia della title track e con “Catene“, certamente uno di quei pezzi che funzionerà tantissimo in radio, complice l’inciso-tormentone “Ci serve un elastico, sì, per tenerci insieme”. Ed è proprio nella scelta delle parole e delle visioni che si può tradurre il successo di Coez, davvero bravissimo nel riuscire a trovare quelle frasi-simbolo in cui si riconosce una generazione intera, spesso supportate da un sound essenziale ma estremamente furbo, come confermano le atmosfere anni 80 italodisco, di grande tendenza al momento, di “Domenica“, quarta traccia dell’album.

“Fuori di me”, una delle pagine più interessanti dell’intero capitolo, è una vera e propria seduta terapeutica, un discorso interiore in cui l’artista elabora anche i pensieri più oscuri, giocando come sempre con i contrasti (“Fuori c’era un sole bello, ma se avessi avuto un coltello forse sì, lo avrei voulto usare”). Le suggestioni psicoanalitiche lasciano poi spazio a un altro brano-tormentone, “La tua canzone”, in cui spiccano echi calcuttiani e un incipit che vedremo prossimamente in tutte le bacheche facebook o su Instagram (“Amare te e facile come odiare la polizia). La serenata contemporanea “Gratis”, in cui l’artista ritorna nella seconda strofa al rap, anticipa la bella “Ninna Nanna“, in cui il cantante, appoggiato esclusivamente da una chitarra in delay su sfumature blues, sospende per 2:22 il tempo facendosi guidare da un gioco di parole ripetuto quasi ossessivamente (“Rispondo, “Tutto bene” Ma con te non ci sto bene No, non ci sto bene più). “Vai con Dio”, episodio rock-british, scorre velocemente con un interessante riferimento a “Disperato erotico stomp” di Lucio Dalla (“Se ti hanno visto bere a una fontana, ero io”) fino ad arrivare al brano di chiusura “Aeroplani”, senza dubbio il migliore per disperisione dell’intero disco, il più emotivo e quello musicalmente più entusiasmante, in cui ritorna prepotentemente la malinconia e la dissoluzione rarefatta che aveva aperto il lavoro.

“È sempre bello” è dunque una crociera sul mediterraneo in un mare piatto come una tavola, un volo in prima classe senza turbolenze. Un disco assolutamente godibile dove tuttavia manca il brivido del rischio, il vuoto d’aria, la mareggiata, il terremoto. Un perfezionamento del precedente “Faccio un casino” in cui però il cantautore non aggiunge quell’upgrade che, essendo uno dei capostipiti del genere, in molti si aspettavano.
Appuntamento al prossimo giro.

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