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Colapesce: L’Egomostro tour a Bologna, report live e scaletta

Il 27 febbraio 2015 Colapesce è arrivato al Locomotiv di Bologna per presentare live il suo nuovo disco, “Egomostro”, ma iniziamo a raccontare dall’inizio…

Al parco del Dopolavoro Ferroviario è un venerdì sera come tanti altri: i ragazzi vanno e vengono dagli allenamenti con il borsone a spalla, le urla dei giocatori di calcetto all’interno delle tensostrutture rimbalzano all’esterno tra un rimbombo e l’altro, e la scritta “open” del bar gestito da cinesi lampeggia passando ogni tanto dal rosso al blu. Ad annunciare l’ospite della serata al Locomotiv – il club che, scendendo dall’autobus, avevo scambiato per l’edificio degli spogliatoi – soltanto una locandina formato A3, appiccicata sul portoncino d’ingresso in legno. Dentro, il palco è già pronto, carico di strumenti, amplificatori, casse, cavi e un paio di console (ebbene si); unica scenografia, un enorme telo blu con gli evidenti segni delle piegature da trasporto in furgone, e con al centro la scritta bianca “Egomostro”. Fino a qui, niente di che.

Il meglio arriva a partire dalle 22.30, quando a inaugurare la serata si presenta sul palco, da solo, Alberto Bianco, artista pilastro dell’etichetta torinese Inri, per la quale a inizio febbraio è uscito il suo terzo disco, “Filo D’Erba”. Una manciata di canzoni non affatto male – tra cui “Guardare Per Aria”, “scritta insieme a una mia amica che si fa chiamare Levante” – , schitarrate acustiche potentemente amplificate e un’ottima capacità di comunicare con il pubblico: una ricetta semplice ma efficace, quella di Bianco, soprattutto per scaldare l’atmosfera del live e per aprire la strada all’esibizione, più ricca e complessa, di Colapesce.

Lorenzo e i suoi musicisti – tutti in completo rosa in onore della copertina di “Egomostro” – aprono le danze soltanto all’alba delle 23 con l’intro del nuovo album, “Entra Pure”, a cui seguono una scatenatissima “Dopo Il Diluvio” e poi, in ordine sparso, altri brani tratti dal disco; da segnalare le esecuzioni di “Copperfield”, con i suoi suoni elettronici resi molto efficacemente anche live, “Egomostro” e “Maledetti Italiani”, con l’aggiunta di un sax e di un trombone – gli “egofiati” – a riproporre i fiati finti presenti su disco, e la splendida “L’Altra Guancia” in versione acustica. In scaletta, naturalmente, trovano anche spazio diversi brani tratti da “Un Meraviglioso Declino”, tra cui a spiccare sono “S’Illumina” e “Restiamo In Casa”, nonché l’ottima cover di “Mykonos” dei Fleet Foxes.

Che Colapesce non fosse la persona più loquace del mondo già lo sapevamo, e in effetti con il pubblico anche venerdì non intrattiene grandi discorsi (si nota ancora di più la differenza, forse, rispetto al “chiacchierone” Bianco), eppure lì sul palco non sembra affatto sentirsi a disagio; anzi, il palco lo tiene benissimo, e rivela peraltro le sue doti da buon chitarrista (il chitarrista ufficiale a quanto pare è malato), passando abilmente dall’acustica ritmica agli assoli alla chitarra elettrica. Gli altri musicisti della band non sono da meno: Mario Conte, il co-produttore del disco, è alle tastiere, e insieme al bassista e al batterista – che passano, quando l’occasione lo richiede, a console e drum machine – riesce a ricreare in modo notevole le atmosfere sonore sviluppate durante il lavoro in studio.

 

 

Qui la scaletta del concerto di Colapesce a Bologna:

Entra Pure

Dopo Il Diluvio

Copperfield

Le vacanze intelligenti

Sottocoperta

S’illumina

Un giorno di festa

Brezsny

Reale

L’Altra Guancia

Sold Out

Mykonos (cover dei Fleet Foxes)

Oasi

Satellite

Passami Il Pane

Bogotà

Maledetti Italiani

Restiamo In Casa

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