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Coldair: Il sangue della Polonia

Coldair è lo pseudonimo del polacco Tobiasz Biliński, classe 1990 ma con già parecchi lavori alle spalle.
Di recente è uscito il suo “Whose Blood”, di cui abbiamo pure scritto una recensione positiva.
E siccome ci andava di approfondire il discorso, ecco qui un’intervista che spiega per filo e per segno chi si cela dietro al progetto musicale Coldair. Date un’occhiata.

Ciao Tobiasz. Allora, sfortunatamente qui in Italia non ti conosciamo così bene come nel resto d’Europa, quindi vorresti raccontarci come ti sei approcciato alla musica, iniziando la tua carriera, e cosa ti ha spinto a suonare e scrivere musica? Inoltre, da dove viene il tuo nome d’arte?
Suono il piano da quando avevo 6-7 anni. Intorno ai 13 ho iniziato a interessarmi alla musica indipendente, era affascinante per me dato che fino a quel tempo ero stato preso dalla classica. Così ho incominciato a fare sperimenti con differenti suoni e strumenti, ho preso in mano chitarra e batteria e ho iniziato a cantare. Quando avevo 17 anni i miei genitori ed io ci siamo trasferiti in Norvegia, dove ho dato il via al mio progetto “serio”, che poi è divenuto una band- Kyst.
Coldair è iniziato come side-project da Kyst nel 2010. Il nome non è un grande mistero, in realtà- stavo solo cercando le parole che descrivessero meglio il mio suono di allora. Non mi piaceva come “Cold Air” appariva, così ho attaccato le parole. Boom.

Che tipo di musica ascolti solitamente? Ci sono degli artisti a cui guardi e da cui prendi ispirazione?
Ascolto qualsiasi cosa, a patto che sia bella. Adesso sono davvero concentrato sulla musica elettronica “weird” e sofisticata (come Son Lux/Sisyphus, James Blake), hip-hop sperimentale (Shabazz Palaces, clipping.). Apprezzo pure la musica pop fatta bene, sono un grande fan dell’ultimo album di Justin Timberlake, mi piacciono alcune canzoni di Lorde, Solange, Beyoncé… Non mi piace limitarmi.
Sono cresciuto con il trip-hop e la musica weird folk, ero un grandissimo fan di Massive Attack, Portishead, Tricky etc. Mi piacciono ancora Sufjan Stevens, Akron/Family e Devendra Banhart. Parecchio.

Com’è per te essere musicista in Polonia? Come sono considerate la cultura e la musica in generale nel tuo paese?
Essere un musicista ovunque è abbastanza difficile, ho pensato che fosse realmente arduo in Polonia fino a che non ho fatto un tour nella west coast degli USA a marzo. Gli Stati Uniti sono l’inferno dei musicisti.
Essere riconosciuto e apprezzato in Polonia non è difficilissimo, dato che non siamo ancora sviluppati quanto i paesi europei dell’ovest- non abbiamo tante band interessanti. Così, se fai qualche tipo di musica interessante, vieni notato facilmente. La gente vuole conoscere cose nuove e andare ai concerti- il problema è che si tratta di un gruppo molto, ma molto piccolo. Se sei un musicista indipendente, beh, l’audience che hai allora è parecchio piccola, ma sicuramente dedicata.
Penso che comunque la situazione stia migliorando velocemente. Incrociate le dita per questo!

Questo è il tuo terzo album completo. Come ci si sente? Credi di aver raggiunto qualcosa a cui stavi mirando o è tutto un “work in progress”?
Sono un pazzo perfezionista. La mia intera vita è un “work in progress”. Così, per risponderti, no, sono felice con questo album, ma cerco sempre di migliorarmi e ho scritto già il 70% delle canzoni per il prossimo disco, che registrerò ad agosto a Philadelphia. Voglio che sia 10000000% meglio di “Whose Blood” (ride).

“Whose Blood” è appunto il titolo del tuo ultimo LP. Da dove viene? Che generi hai voluto commistionare per ottenere il risultato finale?
“Whose Blood” parla di relazioni umane malate, sangue che è l’energia vitale che molte persone si prendono in modo egoista dalle altre. Si tratta della mia visione personale di quanto gli esseri umani siano messi male e complicati in generale.
Non stavo pensando ad alcun genere specifico, in realtà. Non mi piacciono i generi. Stavo registrando ciò che avevo in testa ed era un suono cupo, disumanizzato, minimalista, leggermente disturbante. Penso di averlo raggiunto, il mio risultato.

Ho apprezzato particolarmente il singolo, “Safe And Sound”. Puoi raccontarci la sua genesi e i sentimenti che ti hanno portato a scriverlo e suonarlo?
Ho scritto questo pezzo nel mio appartamento a Varsavia nel 2012. Stavo attraversando un periodo pessimo, all’epoca. Senza sorprese, mi stavo confrontando con i casini riguardanti una mia ex, per quanto possa sembrare una cavolata. Così posso dire che mi sono ispirato alla relazione malata e tossica con lei. Un cliché? Forse, ma immagino che queste siano le cose che ci toccano maggiormente e che portano all’ispirazione finale.

C’è un pezzo in particolare di cui sei orgoglioso, in quest’album? Se sì, perché?
Sono molto contento di “Sign”. Penso sia una canzone bella, scritta bene e non cambierei alcunché di essa.

Come ti sei trovato nella tournée? Ho sentito che l’Italia ti è piaciuta molto. Che cosa hai preferito del nostro paese?

Adesso il tour è finito, ma mi sono divertito molto! Ho suonato in 25 show in Europa e circa 10 negli USA. Tutto molto divertente! Ho apprezzato davvero tanto l’Italia- le persone sono molto amichevoli, disponibili ad aiutare e calorose. Anche se a volte c’è stato qualche problema di comunicazione (l’inglese non è esattamente la vostra materia in Italia, eh?) sono comunque riuscito a cavarmela- ho persino imparato alcune parole base d’italiano per poter parlare alla gente!
L’unica cosa brutta del vostro paese sono i prezzi alle stelle. Davvero, fateci qualcosa, è ridicolo!

Ultimissima domanda. Dove ti vedi il prossimo anno? Nuovi progetti?
Pianifico sempre in grande. Quest’anno suonerò al Primavera Sound di Barcellona e alcuni altri festival estivi. Registrerò appunto il nuovo disco ad agosto negli USA, poi passerò a fare un tour sulla east coast. Un altro tour europeo mi aspetta a novembre. Spero di trasferirmi negli USA nel 2015, ma è un processo complicato. Il visto etc. Spero riuscirò a farcela!

Grazie mille per la tua pazienza, speriamo anche di vederti presto!
Grazie a voi!

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