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  • Coldplay: A Rush Of Blood To The Head

    Coldplay

    Data di uscita: 01-01-2002

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La consacrazione del Coldplay-style

Molti erano convinti che i Coldplay non avessero personalità sufficiente per portare sonorità sinceramente innovative e che si fossero giocati tutte le buone idee nell’album d’esordio. È uscito in questo contesto, a due anni di distanza dal fortunato “Parachutes”, il loro secondo lavoro e sicuramente ha deluso le aspettative di chi si aspettava che sarebbero diventati uno dei tanti gruppi meteora del panorama musicale britannico.
Quella è stata la conferma che i quattro ragazzi erano sì giovani, ma con la certezza di quello che avrebbero voluto fare nella vita: ottima musica. E lo hanno dimostrato con “A Rush Of Blood To The Head”, un album più aggressivo del primo, diverso ma sicuramente altrettanto interessante, dimostrazione che il processo di maturazione personale era in atto, con testi più profondi e arrangiamenti più curati, in cui la costante era unica: la poesia. Molto apprezzato da pubblico e critica, questa volta “A Rush Of Blood To The Head” ha scalato anche le vette delle classifiche d’oltre manica e si è conquistato anche 3 Grammy Awards e 1 Brit Award.

L’album si apre con l’intensità e la personalità del ritmo di “Politik”, che si spegne in modo quasi ipnotico. “In My Place” e “The Scientist” sono i dolcissimi brani che più si collegano all’album precedente, in cui la penetrante voce di Chris Martin dà il meglio di sé nell’interpretazione. Si prosegue con l’incalzante ritmo di “Clocks” e il suo inconfondibile riff di pianoforte. Anche i brani meno blasonati dimostrano il loro carattere, dalla ritmata ed esotica “Daylight” al riuscito country di “Green Eyes”, interamente acustica.

Il segreto dei Coldplay è stato e sta nel riuscire a catturare l’anima con melodie semplici, intime, e nel riuscire a far apprezzare la dimensione acustica, voce e chitarra o voce e pianoforte, senza sentire il bisogno di altro che potrebbe distogliere dall’atmosfera venutasi a creare. Quando le melodie si aprono, non disturbano mai, semmai regalano energia e convertono emozioni che fino a poco prima erano di introspezione e malinconia, in un senso di sereno sollievo.

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