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  • Coldplay: X & Y

    Coldplay

    Data di uscita: 01-01-2005

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La magia continua

I Coldplay dividono il popolo della musica, sia fruitori che addetti.
C’è chi pensa che sia l’ennesimo gruppetto pop inglese, con le solite e banalissime canzoncine, e chi pensa che sia uno dei migliori gruppi pop sorti negli ultimi anni. Quando è uscito “X & Y”, i primi, delusi dalle aspettative, hanno pensato: purtroppo un album simile e pari ai precedenti.
I secondi, abituati alla magia della loro musica, hanno pensato: per fortuna un album simile e pari ai precedenti.
In realtà non è né simile né pari ai precedenti.
“X & Y”, l’opera terza dell’affermata band britannica, si distingue dai predecessori non perché, come qualcuno ha detto, lontana dalla semplicità e dalla freschezza di quel piccolo capolavoro che è stato “Parachutes” e dall’altissimo livello di fattura del pop di “A Rush Of Blood To The Head” (in cui era già evidente la consapevolezza dei propri mezzi), ma per la voglia di sperimentare nuovi suoni.

I Coldplay non hanno perso l’originario sound, ma sono maturati. Quello che è rimasto invariato è lo stile: unico e riconoscibile. Pregevoli i testi delle canzoni, come ormai ci hanno abituato, e la voce del carismatico Chris Martin è ancora, se possibile, più magnetica. Si tratta di un album di ottimo livello, soprattutto per gli arrangiamenti, vario e dotato di una ricercatezza fuori da comune. Molte le sonorità anni ’80, forse anche per il tocco di Brian Eno in veste di collaboratore, che trovano riscontro in un’elettronica mai disdegnata dai Coldplay.
Ritornelli rockeggianti, riff di chitarre molto incisivi (come in “Square One”), strepitosi e struggenti falsetti si alternano a quel timbro caldo, pacato, quasi rassicurante di Chris e si sciolgono in archi e sapienti arpeggi di chitarra (come nella title track). Il piacevole intro di “A Message” ricorda l’essenzialità di “Parachutes”, ma con un coinvolgente crescendo a definirne i confini emozionali, mentre l’immancabile presenza di pianoforte e voce in “What If” sancisce il marchio di fabbrica dei Coldplay. Insolito ma convincente lo stile country di “Til Kingdom Come”, traccia nascosta dedicata al cantautore statunitense Johnny Cash, purtroppo non più in grado di interpretare personalmente questo pezzo scritto appositamente per lui.

Niente è lasciato al caso, neanche la scelta di far uscire “Speed of Sound” come primo singolo, così facilmente riconducibile a “Clocks”, quindi di sicuro impatto commerciale. Tutto pare inserito al posto giusto e infatti, per assurdo, l’unico difetto che può avere questo lavoro è la perfezione con cui è stato confezionato.

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