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  • Colleen Green : Sock It To Me

    Colleen Green

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Prendere o lasciare

Al suo primo Lp per la Hardly Art, Colleen Green ci mette di fronte a due alternative: ignorare e passare avanti o provare a capire quello che nemmeno lei sa spiegare e prenderla così com’è. Occhiali da sole fissi, cannone d’erba pronto all’uso, punk filtrato dalle girl band degli anni ’60 riletto in chiave new wave e post punk e tanto, tanto lo-fi.
Tutte cose apprezzabili se la Green non fosse così tanto impegnata a omaggiare grandi saggi come Young Marble Giants e Weezer da farti venire voglia di correre a rifugiarti tra i loro dischi. Lavoro interessante per i nostalgici delle prime The Go Go’s, apprezzabile per chi si è divertito con il revivalismo dei Best Coast, può buttarci l’orecchio anche chi gioca a trovare un po’ di new wave in tutto. Gli altri, forse, devono attendere.

Dopo qualche ascolto succede l’inaspettato: le strutture tremendamente semplici vanno in secondo piano, la drum machine quasi identica in tutte i brani continua a infastidire ma comincia ad emergere altro. Presa lo-fi sporcata da distorsioni elettroniche, acide e fuzz guitar declinate nel solito riff contro una voce talmente delicata da inquietare, ritmi minimali e linee melodiche ripetitive possono risultare anche intriganti. Possibile conseguenza del fascino da “sono fatta così” che ti spinge a considerarlo un innocente eccesso di semplicità.

Pro

Contro

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