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Collettivo Ginsberg: il nuovo disco ve lo raccontiamo traccia per traccia

Si intitola “Tropico” il nuovo disco del Collettivo Ginsberg, progetto che fa capo alla splendida realtà discografica de L’Amor Mio Non Muore. Da questi riferimenti e dagli ovvi rimandi che ne scaturiscono direi che abbiamo chiaro il quadro di tutto il progetto…o quasi: musica bohémien in un’accezione stilistica e testuale in cui i suoni – davvero analogici – vivono in assoluto predominio su tutto e disegnano melodie “vintage” con testi per niente scontati frutto di tecniche di cut-up. “Tropico” è un disco di musica leggera italiana quando questa, proveniente dagli anni ’70, si tinge oggi di sfumature più indie e meno scontate, dal Mambo a connessioni rock davvero sottili. LoudVision ve lo racconta traccia per traccia nel nostro ZOOM settimanale.

“Tropico”, brano per brano

CON DUE MONETE
. Musicalmente è il brano è stato pensato e costruito sulla falsa riga di “I put a spell on you” di Screamin Jay Hawkins e racconta il lamento di un cane nei confronti del cane compagno di sempre. Si tratta di Jack (il più anziano, un malamute) e Jimi (un husky), i due cani della nostra prima sala prove. Jimi fu avvelenato da qualche vicino e Jack morì, esattamente tre mesi dopo, di dolore e di solitudine.

METTI CHE . testo è l’interpretazione di una poesia dialettale di Raffaello Baldini e nella sua brevità magnifica si pone l’interrogativo sulla fine del mondo, con quella semplice e pura ingenuità caratteristica delle classi contadine di una volta. Il finale è assolutamente emblematico, la personificazione del tempo e la domanda “Andrà ancora avanti? Da solo? E dove andrà?” evidenziano una spetto realmente poetico: rimasto solo, senza più la terra, il sole, le stelle, la luna, solo nel buio eterno, il tempo, dove andrà?

PRIMAVERA MAMBO. 
La struttura musicale è stata costruita su un mambo tratto da “ Voodoo Suite” di Perez Prado dove, nella seconda parte delle strofe, abbiamo invece inserito il riff di “Honky Tonk” di Miles Davis. Il testo è stato costruito partendo da alcuni passi di “Primavera Nera” di Henry Miller ed è una dichiarazione d’intenti nei confronti di un mondo che inesorabilmente cambia, con un sentimento tanto rabbioso quanto impotente. Questo brano ha dato l’input al lavoro, in particolar modo alla ricerca e alla scelta delle ritmiche utilizzate poi in “Tropico”.

LA STRADA DEI MULINI A VENTO. 
Il testo risale al 2009, è stato scritto durante il mio soggiorno a Londra, abitavo a sud-ovest in Windmill Road, da cui poi ne viene il titolo. Ricordo che in quei giorni uscì “Together through life” di Bob Dylan e rimasi particolarmente colpito dalla prima traccia “Beyond here lies nothin”, l’ho ascoltata talmente tanto che ha decisamente influenzato la stesura del testo stesso. Questo è forse il brano più introspettivo di tutto il disco e affronta il tema della solitudine metropolitana, il vivere in un luogo affollato, nuovo e sconosciuto, dove gli affetti cari sono lontani e l’esser soli si riempie di quesiti esistenziali il cui solo pensiero colma il vuoto del quotidiano.

PORTAMI CON TE
. Questo brano è un esempio lampante di come, a volte, la gestazione di una canzone richieda anni. La struttura armonica risale al 2003; il vecchio testo inglese è stato poi sostituito con uno nuovo in italiano, scritto sempre nel 2009 durante il periodo londinese. È una canzone d’amore, quasi una preghiera, una supplica rivolta all’amato/a. Il brano contiene una citazione appena prima del solo di pianoforte, si tratta di Something (Beatles).

LINGUA DI LUNA. 
Il testo è forse uno dei più ermetici dell’intero album, anche se è sempre ben lampante la duplicità dei soggetti coinvolti nel racconto, la voce narrante e un secondo soggetto femminile che viene accostato, a fine testo, alla Vergine Maria. L’elemento sacro/religioso è sempre stato molto importante per la creazione dei testi, tanto che non è la prima volta (in “Danza Macabra” vi è un secondo richiamo alla figura mitologica della Madonna) che viene utilizzato come termine di paragone per descrivere un rapporto sentimentale.

NELLA NOTTE DEL MONDO. 
Nella notte del mondo non è altro che l’interpretazione in musica di una componimento di Aldo Spallicci titolato “Int la nòta de’ mónd”, una poesia che ho trovato in una rivista di cultura locale e poi più, da nessun’altra parte nemmeno nelle antologie dedicate. Abbiamo pensato di non inserire anche in questo brano un solo e quindi si è scelto di affidare a due campionamenti sovrapposti la parte centrale del pezzo: il primo è la voce di Abbey Lincoln che interpreta “Driva Man” tratta da “We Insist! Max Roach’s Freedom Now Suite” del 1964; il secondo sono dei cori tratti da “Voodoo Suite” di Perez Prado (1955).

L’ESTATE DI SAN MARTINO. 
Il titolo L’estate di San Martino si riferisce al periodo che la tradizione indica come l’11 novembre, dove – un detto popolare dice – “Par Sa’ Marten arvès la bóta e sent e’ ven” (A San Martino apri la botte e senti il vino). Ricordo che, riguardo il testo, tutto partì dal proverbio appena citato e da un’altra frase in dialetto, scovata chissà dove, non ricordo, o forse solo sentita pronunciare: “La vita l’éra dura e neca tresta, chisá parchè a m’arcord ch’us rideva” (La vita era dura e triste, chissà perchè mi ricordo che si rideva).

VISIONI A COLAZIONE
. Il breve testo parla di un soggetto che, seduto al tavolo di un bar, guarda fuori e aspetta qualcuno, o forse non lo aspetta realmente, ma lo aspetta comunque per ore e nell’attesa solitaria, un bicchiere dopo l’altro, il suo pensiero si fa visione, mentre la gente che passa, vanitosa, si specchia dovunque e lui li vede in volto, da dietro il vetro, e li odia, in silenzio, nascosto dietro i fumi dell’alcol.

DANZA MACABRA
. Il brano che chiude il disco è stato anche l’ultimo ad essere lavorato in pre-produzione. Si tratta di un testo scritto da un amico, Andrea Mandolesi, e affronta tre scene classiche della rappresentazione della Danza Macabra in cui si sviluppa un dialogo tra l’Uomo (rispettivamente il soldato, il bevitore e il suicida) e la Morte. Nelle strofe, nei primi quattro versi parla l’Uomo, negli ultimi quattro è il turno della Morte. Musicalmente apre e chiude con una melodia che ha un sapore molto mediterraneo, per poi svilupparsi in un samba alla Milton Nascimento che apre, incalzante, nel ritornello.

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