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Colloquio: Si Muove E Ride

Va davvero tutto bene?

Se si è parlato di Gianni Pedretti ultimamente è stato soprattutto per via di Neronoia, la sua collaborazione con i ragazzi dei Canaan. Eppure Gianni Pedretti è in giro da molto tempo, sotto il nome Colloquio, a raccontare il suo male di vivere.
Pedretti, diciamo le cose come stanno, è un cantautore. Scrive testi poetici e intensi e successivamente li musica, solo che invece che basarsi su due accordi o su arrangiamenti maestosi preferisce puntare su piccoli suoni, rumori, campioni vari, tastierine, una mosca che ronza, un pianoforte etereo.
Capirete quindi che non è facile parlare di un disco come “Si Muove E Ride”. Musicalmente non siamo di fronte ad un’opera eccelsa, anche se c’è da rilevare che, rispetto ai lavori precedenti, la cura in sede di scrittura e anche di produzione è aumentata esponenzialmente. Dischi come “Va Tutto Bene” erano parzialmente penalizzati da suoni caserecci e a tratti di cattivo gusto, che in parte rovinavano il piacere dell’ascolto. Qui, invece, abbiamo canzoni come “Ogni Giorno” o “Profondo” che potrebbero funzionare anche se fossero solo piccoli affreschi strumentali, e che riescono anche ad ampliare lo spettro emotivo del disco, tra suoni aperti e melodie quasi solari (bestemmia?).
Liricamente? Ecco, l’inghippo sta qui. Perché capita il giorno in cui sei di buonumore e provi ad ascoltare “Si Muove E Ride”, e ti viene quasi da ridere di fronte a certe esagerazioni patetiche. Poi lo riascolti quando sei un po’ giù e ti sembra che certe frasi siano state scritte per te, per quel preciso momento.
“Vale per qualsiasi disco”, direte voi. Parzialmente vero. Perché i testi di Colloquio sono fortemente autoreferenziali, danno l’impressione di essere stati scritti come terapia per il musicista, senza alcun interesse per l’eventualità che un’altra persona possa ascoltarli o meno. Da un lato è bello che una persona riesca a mettersi a nudo in maniera così sincera, dall’altro “Si Muove E Ride” diventa un disco di cui si possa godere davvero solo in quei rari momenti in cui lo stato d’animo di chi ascolta possa ricalcare quello di chi ha scritto.
Il motivo del senza voto è proprio questo. Oggettivamente siamo di fronte ad un disco interessante, ma la costante sensazione di essere intrusi in un mondo non nostro potrebbe frenare anche i più voyeur.
Pensateci bene, insomma.

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