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  • Coma Cose: Hype Aura

    Asian Fake / none

    Data di uscita: 15-03-2019

    Loudvision:
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Si scrive “Hype Aura” e si legge “Hai Paura”. Il primo album dei Coma Cose descrive alla perfezione lo stato d’animo del duo. La paura di fare un salto nel vuoto, di deludere le aspettative del pubblico (forse anche le loro), di non essere compresi, di non essere all’altezza dell’hype che si è creato negli ultimi due anni. Che però si contrappone all’aura dell’hype stesso. Da qui “Hype Aura”, da leggere (forse) con un punto interrogativo.

Il rap si fonde con il cantautorato, ma lascia spazio alla musica elettronica e al pop: il lavoro è un mix di generi. Ed il risultato è un gamma di suoni che coniugano downtempo e psichedelie beatleasiane, sfrontatezza postpunk e citazioni dal cantautorato italiano classico, ma soprattutto l’immediatezza del linguaggio rap.

La varietà di trova anche nelle tematiche affrontate. Si parla di mancanze (non a caso) in “Mancarsi”, che racconta i vent’anni, con i loro sentimenti gonfiati dall’età e dall’inesperienza, che poi svaniscono nel nulla, come le persone per cui si provano. Ma anche dell’amore – odio per la vita notturna milanese, in “Via Gola”. Il tutto con un minimo comune denominatore: i giochi di parole. Che piacciano oppure no, sono divenuti ormai quasi il marchio della band. Sono una costante, che contribuisce a renderli unici.

L’album finisce con “Intro”, che invita l’ascoltatore a riascoltare d’accapo tutto il lavoro. In una sorta di loop infinito. Come se i due sapessero che un solo ascolto non è sufficiente. Ed è così. Un solo ascolto non basta per capirli, ma probabilmente neanche venti. I Coma Cose riescono a catapultarti negli anni ’70 con le loro melodie, riescono a farti ballare (vedi “S. Sebastiano” oppure “Mariachidi”), riescono a farti riflettere e, perchè no, anche emozionare (“Via Gola” ne è l’esempio lampante). Un solo album, mille impulsi, mille sensazioni, mille sonorità, mille influenze, mille riferimenti (alla musica, al cinema, al teatro), mille citazioni. Un attimo canti, quello dopo ti muovi, quello dopo ancora ti fermi e ragioni. Il che, tornando al discorso intrapreso qualche riga fa, li rende poco comprensibili ma, allo stesso tempo, irresistibili.

Certo, alcune cose andrebbero riviste (come alcuni giochi di parole, non troppo riusciti)… Ma va bene così. Del resto, “quanta noia ad essere perfetti”.

 

Pro

Contro

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