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Combat-folk!

Andare ad un concerto dei Modena City Ramblers il 26 Aprile, il giorno dopo la Festa di Liberazione, di cui si sta tentando di sminuire l’importanza, manipolando e offendendo la memoria storica, assume una valenza civile prima ancora che politica.
La Casa Della Musica di Napoli (per tutti Palapartenope) è una sorta di mega-discoteca con palco, sovrastata da un tendone di plastica… “ma come”, viene da pensare, “è qui che si sono esibiti i Negramaro, le Vibrazioni e compagnia cantante?”. Ma tutti i dubbi scompaiono quando sul palco escono proprio loro, i Modena, che o li ama o li odi (o, più spesso, li ignori), e sembrano una compagnia di gitani che arriva come un allegro uragano e ti invita a salire sul suo camioncino scassato per fare un viaggio senza meta precisa, che, però, ti fa finalmente rendere conto di cosa significhi essere liberi.

I MCR fanno un effetto liberatorio. Musica folk e testi impegnati: Combat-Folk, come recita il sottotitolo del loro ultimo album, il cui titolo è ancora più eloquente: “O Bella Ciao”, come una delle loro hit, ovvero la prima canzone che si impara alle manifestazioni del liceo! Riarrangiando “Bella Ciao”, o “Contessa”, i MCR hanno compiuto un’operazione di recupero delle canzoni-inno della Sinistra, una Sinistra ormai diventata “storica”, inattuale, bollata come ideologica e affossata con un certo imbarazzo da coloro che la parola sinistra è bandita, sostituita dalla più soft grande forza riformista. È interessante notare il cambiamento del linguaggio delle canzoni impegnate – brutta espressione per dire che una canzone è bella… ma la musica non si dovrebbe dividere, molto più semplicemente, in bella e brutta, al di là dei generi e delle etichette? – un linguaggio che si fa anche storia della cultura ed è capace di evocare subito un’atmosfera, anche per chi non ha vissuto il Fascismo o il ’68.

Esempi: “se ci coglie la crudele morte dura vendetta sarà del partigian / ormai sicura è la dura sorte del fascista vile traditor” da “Fischia Il Vento” – ed è evidente che siamo in piena Resistenza – e poi “voi gente per bene che pace volete / la pace per fare quel che voi volete / ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra / vogliamo vedervi finir sotto terra” da “Contessa” di Pietrangeli – e se questo non è clima da barricata ideologica sessantottina…- per finire ai giorni nostri con una canzone di cui la band è anche autrice, “La Banda del Sogno Interrotto”, ma potremmo citare anche “Ebano” o “I Cento Passi”.

La dimensione live dei MCR è certo più eccitante e divertente dell’ascolto del disco, perché la natura folk della loro musica è portatrice sana di un verace comunitarismo, come se noi pubblico e loro musicisti ci trovassimo tutti insieme in una festa di paese, ma niente di turistico, solo il piacere di ballare insieme in una sorta di rito gioiosamente celebrativo dell’appartenenza ad un’identità comune.

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