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Come due gocce d’acqua

Il confine tra mondo reale e virtuale si assottiglia sempre più. Merito (o colpa) della tecnologia, del commercio e, anche un po’, del diritto.

“The Running Man”, un film del 1987, che vedeva come protagonista l’attuale Governatore della California, paventava proprio questo: la possibilità di clonare un’immagine reale per attribuirle azioni virtuali, un calcio di rigore, una scazzottata, … un omicidio.

I No Doubt, famoso gruppo di Anaheim (California) si sono recentemente trovati davanti ad un problema simile. La band di ska-punk aveva concesso licenza all’Activision Blizzard, editrice del gioco per consolle “Band Hero” di utilizzare il proprio nome ed i propri volti all’interno del video game. Sarebbero stati creati degli avatar interagibili dall’utente, che avrebbero dovuto suonare solo le canzoni dei No Doubt stessi. Nessun dubbio? Tutt’altro! L’Activision ha contravvenuto agli accordi e di fatto il videogame consente invece di sentire Gwen Stefany cantare “Honky Tonk Woman” dei Rolling Stones, con un vocione tutt’altro che femminile.

Ebbene, battaglie legali a parte, vi siete mai chiesti come sia possibile vedere la riproduzione di Ronaldinho o di Totti mentre giocano a calcio nella nuova versione di FIFA per Playstation?

Lo strumento contrattuale che rende ciò possibile si chiama Licensing. Questo contratto atipico consente la cessione del diritto di sfruttamento economico del nome e dell’immagine di un personaggio (generalmente famoso) in favore di un altro soggetto, affinché lo utilizzi per es. all’interno di un software o di un videogame. Il compenso per tale sfruttamento (fee o royalty) può essere fisso o variabile sulle vendite.

Il licensig è divenuto così uno strumento di marketing sempre più ampio e sofisticato, che ha triplicato nell’ultimo decennio il suo giro d’affati, giungendo a macinare negli Stati Uniti e nel Cananda oltre 70 miliardi di dollari l’anno.

Nell’industria dei giocattoli, i beniamini delle storie per ragazzi sono una categoria in cui il licensing sta assumendo un ruolo di primo piano. I personaggi degli spettacoli televisivi destinati ai ragazzi diventano bambole, peluche, pupazzi. In questo caso, la differenza rispetto al merchandising è netta: con quest’ultimo contratto si vende un marchio o un’immagine, generalmente rappresentata in una perfetta riproduzione su una maglietta, uno zaino o un astuccio per penne. Il licensing invece comporta la trasposizione dell’immagine sotto altre forme e vesti (per es., un bambolotto o una combinazione di bit)

La cessione di beni personalissimi come l’immagine, il nome o l’integrità fisica è, nel nostro ordinamento, quasi sempre vietata, trattandosi di diritti cosiddetti “indisponibili”, cioè particolarmente tutelati dalla legge, che ne impedisce appunto qualsiasi diposizione. Nel caso del contratto di licensing, invece, la deroga viene giustificata in quanto lo sfruttamento economico è considerato compatibile con le finalità e garanzie perseguite dall’ordinamento.

Forza dunque con quel joystick: sono leciti tutti i falli che volete contro i calciatori della squadra avversaria. Già ora, infatti, potete dire che “virtualmente” il loro destino è…..nelle vostre mani!

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