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Un aliante dal passato ci sostiene nel presente

Milano 1968. Attilio Zanchi, Claudio Lugli e Giancarlo Galli, come raccontato dai diretti interessati, decidono di iniziare il progetto Come Le Foglie dalle ceneri di una oscura band studentesca di r’n’b e blues denominata Formy Blues.

A oltre 40 anni dal loro primo incontro decidono, proprio come i grandi del rock, di riunirsi e produrre un nuovo album che, ed ecco i casi della vita, risulta essere anche album di esordio. Molto strano soprattutto se si pensa che i CLF negli anni d’oro della musica prog hanno aperto concerti di Osanna, PFM, Banco del Muto Soccorso, Battiato, Curved Air e molti altri.

Disco da ascoltare col ciglio di spirito di quegli anni per capire cosa significasse essere una band negli ’70.

Questo disco suona oggi come una bella citazione di quello che è stato e che poteva essere in Italia.

Grazie a queste registrazioni, realizzate ad hoc in questi ultimi anni, si riesce meglio a capire quello che eravamo e come siamo cresciuti durante i vari periodi storici. Lo spirito di indipendenza odierno e la voglia di condivisione del proprio operato lo abbiamo completamente ereditato da chi, come i CLF, ha cercato di produrre le proprie idee creative a dispetto da quanto richiesto dal mainstream. Nel ’72 i CLF non hanno pubblicato il loro lavoro per incomprensioni e divergenze con la casa discografica. Sicuramente se ci fossero state le possibilità presenti oggi avremmo avuto l’occasione di conoscere uno dei primi gruppi indie nati in Italia senza dover aspettare il 2010.

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Contro

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