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Come my fanatics: Electric Wizard > Paracetamolo

Trentasette e mezzo di febbre. Nessun rimedio migliore al mondo del sound malvagio, potente e malato degli Electric Wizard, pronto a lenire le mie sofferenze con i suoi consueti muri di suono e le sue immense vagonate di psichedelia.

Ad un anno di distanza dalla sua ultima e prima calata capitolina, la band di Jus Oborn, gruppo tra i più importanti al mondo in campo stoner/doom, ritorna a Roma nella perfetta cornice dell’Init Club, locale che da qualche anno a questa parte ci sta letteralmente viziando con importantissimi nomi della scena metal alternativa.

La serata ha inizio alle 22:30 con l’ingresso sul palco, stracolmo di amplificatori a grattacielo, dei nostrani Doomraiser. La band romana con la sua prestazione si riconferma una solida realtà nel panorama doom metal italiano supportata a dovere da una platea numerosa sin dalle prime note della sua esibizione. Il doom di stampo estremamente classico del gruppo, dai non troppo velati richiami a Pentagram, St.Vitus e Candlemass, intrattiene il pubblico con i suoi tempi dilatatissimi e le sue atmosfere funeree per quasi un’ora. Il muro di suono comincia a crescere.

Dopo un rapido cambio palco i sovrani del male fanno il loro trionfale ingresso in scena accolti dalle urla di giubilo di tutti gli astanti. Gli Electric Wizard danno inizio al loro show e il male sotto le mentite spoglie di un gigantesco muro di suono investe la platea. L’apertura è affidata all’ormai collaudata “The Chosen Few” brano apripista dei concerti dello stregone elettrico durante tutto il tour a sostegno della nuova fatica in studio “Black Masses”. Qualche piccolo problema di volume al microfono viene rapidamente risolto e il live prosegue come meglio non potrebbe. Tre i pezzi estratti dal nuovo disco ed eseguiti in rapida successione: “Scorpio Curse”, “Night Child” e “Black Mass”, brani che dal vivo sembrano perdere quasi totalmente quella sfumatura vintage, sapientemente costruita in studio, acquistando però una carica e un impatto straordinario. I minuti passano e una quantità mostruosa di riff monumentali crolla sul pubblico adorante finché i nostri non arrivano al brano di chiusura: una “Dopethrone” dilatata fino all’inverosimile che suggella una splendida e intensa serata dalle tinte foschissime.

…E oibò la febbre è anche passata!

The Chosen Few
Scorpio Curse
Night Child
Return Trip
Satanic Rites Of Drugula
Black Mass
Witchcult Today
Dopethrone

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