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  • Comeback Kid: Wake The Dead

    Comeback Kid

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25 minuti

A volte bastano solo 25 minuti per innamorarsi. Questa la durata del nuovo Comeback Kid, combo canadese ormai all’attivo da qualche anno sulle scene hardcore d’oltreoceano e che esce oggi sotto Victory Records dopo l’esordio “Turn It Around” edito da Facedown Records e acclamato da pubblico e critica (e da me letteralmente consumato) come una delle più fresche ed interessanti release in un panorama old school oramai totalmente collassato su se stesso. Anno 2005, i Comeback Kid sono tornati e fanno dannatamente sul serio. Questo è il disco che (mi) ci voleva dopo tutte le schifezze, delusioni, copie carbone degli ultimi mesi in campo metalcore, se non altro per dimostrare che si può essere innovativi (e un gradino sopra tutti) senza per forza suonare alla moda (non c’è bisogno di tornare sulla questione) o dover imboccare sentieri scandinavi, anche quando non richiesto. Il nuovo corso di CK è fatto di una evoluzione rispetto al precedente album, che si concretizza in una più spiccata vena melodica fatta di sing-a-long mai ruffiani e sempre pressoché perfetti, a discapito della veemenza di certe mosh parts old-school che però non mancano di emergere qua e la nel corso dell’album. Se “False Idols Fall” apre le danze con una song veloce e allo stesso tempo evocativa, soprattutto per le vocals nel finale, “Talk Is Cheap” e “Our Distance” sono lì a ricordarci senza compromessi che di hardcore sempre e comunque si tratta, mentre la vera perla del lotto è una “Wake The Dead” da brividi (vi sfido a non cantare a squarciagola il refrain dopo che questo vi sarà entrato nel cervello) seguita a ruota da “The Trouble I Love” altrettanto ispirata e malinconica. Parlavamo di sing-a-long e cori vari: cosa dire allora di “Bright Lights Keep Shining” e “Falling Apart” che dopo un intro in-your-face abbandonano per un attimo la velocità per dare spazio alle vocals di tutta la crew Comeback Kid? Resta poco da commentare di un album a tratti monumentale, per la perizia con cui si è riusciti a costruire un vero concentrato di alta scuola hardcore e soprattutto di emozioni a profusione. Uno di quei dischi che ti accompagnano per anni e anni. Uno di quei dischi che non ce n’è mai abbastanza. Uno di quei dischi che riescono a farti innamorare. Tutto questo in soli 25 minuti.

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