Home > Report Live > Comfortably Restless

Comfortably Restless

L’Alpheus ancora mezzo pieno inizia a viaggiare sulle note dei Demians alle otto in punto, orario insolito per un concerto anche se, essendo domenica, l’idea è stata tutt’altro che malvagia.

La folla giunta a rendere tributo agli Anathema può ingannare in modo estremamente piacevole l’attesa con il trio francese, autore di uno spettacolo divertente. Il rock dei Demians è infatti suonato bene e con la giusta energia, oscillando sapientemente tra frangenti più movimentati e altri intrisi di psichedelia. Il risultato è un’oretta di gradevole sottofondo per scambiare due chiacchiere o sorseggiare qualche cocktail. Mentre i brani sono accolti da un pubblico già piuttosto caldo, è interessante notare come la fauna presente in loco sia quantomai eterogenea: metallari brutti, gotiche anoressiche, rispettabili signori di mezza età e nerd assortiti (tra cui uno particolarmente stempiato che reclamerà per tutto il concerto l’esecuzione di “Restless Oblivion”).

“Restless Oblivion” non ci sarà. Ci saranno invece due intense ore piene di altre perle degli Anathema. I fratelli Cavanagh salgono sul palco carichi e pronti a scherzare con il pubblico. L’atteggiamento simpatico riesce a non stonare con la loro musica, evocativa e coinvolgente come sempre. Si inizia con “Deep” per poi scivolare attraverso l’intera discografia della band. Dalle profondità aperte da “Far Away” all’elettricità scaturita da “Panic”, dall’intensità di “Lost Control” alle melodie oniriche di “Flying”, lo spettro emozionale sviscerato dagli Anathema è di notevole ampiezza. Non mancano classici come “Fragile Dreams” e “Sleepless”, ma l’apice emotivo viene raggiunto da “One Last Goodbye”, eseguita da Danny alla tastiera e Vincent alla chitarra, che lascia il ruolo di cantante al pubblico. Non basta. L’encore è affidato a “Inner Silence” e all’ormai tradizionale cover dei Pink Floyd, “Comfortably Numb”. Meravigliosa, come l’intero concerto.

Scroll To Top