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Competere, competere, competere

Dovevano scontrarsi con la realtà, per capire come va il mondo. Anche per i Perturbazione vale la legge a cui devono sottostare i comuni mortali: occorre umanamente errare per imparare. Occorre sperimentare che una major come la EMI non può, o meglio non vuole, dare supporto a realtà non industriali per comprendere fino in fondo che il cuore della musica è altrove.

Ma partiamo dall’inizio, perché il percorso possa essere chiaro a tutti. Il passato racconta che i Perturbazione hanno pubblicato nel 2005 un bellissimo disco intitolato “Canzoni Allo Specchio”, coronamento di una carriera indipendente che hanno quindi pensato di tramutare in un nuovo percorso, ancora più glorioso, sotto l’egida della più affezionata alla musica delle quattro sorelle, la EMI.

Da questo connubio sono nati “Pianissimo Fortissimo”, uno scontro e una separazione. Oggi i Perturbazione si promuovono di nuovo come un gruppo indipendente, che non sa come pubblicherà il nuovo disco. Hanno riscoperto quindi il potere che viene dal basso, quello conferito da un pubblico che riconosce la loro sensibilità artistica e la loro umiltà.

A vederli sul palco dell’Auditorium Demetrio Stratos (Radio Popolare), così come in precedenti occasioni, senz’altro non si può attribuire il volo pindarico del matrimonio con una multinazionale alla mancanza di modestia. Con un nuovo bassista i sei si rimettono in gioco per l’ennesima volta con un’idea non convenzionale: questa volta si chiama “Preliminari Tour” e si tratta di una manciata di concerti che uniscono pezzi vecchi e qualche anticipazione dei nuovi, per rompere il ghiaccio in attesa del nuovo album.
Nel corso dell’esibizione in diretta radiofonica incontriamo inoltre qualcosa di “Le Città Viste Dal Basso”, quell’idea di rivisitazione della canzone italiana legata al popolo e alle strade delle città italiane che i piemontesi hanno portato in giro per lo stivale nei mesi scorsi.

In ogni caso si tratta di musica molto sentita, spesso al limite del cantautorale, che gonfia gli occhi al cantante Tommaso Cerasuolo e costituisce il solido legame col pubblico che si rivela essere l’unica solida base su cui poggiare la propria arte. La delusione di questa riscoperta nella società dell’arte commercializzata, i Perturbazione non la nascondono per niente, tanto che la loro solita malinconia lascia un po’ di spazio al rancore nell’ossessività di quel competere, competere, competere con cui un pezzo ancora senza titolo ci presenta il nuovo work in progress.
Ne dobbiamo dedurre che ci sarà spazio anche per insolite risate sarcastiche.

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