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Con i Green Day si tinge di punk

È ancora giorno quando arriviamo all’Ippodromo delle Capannelle per assistere al concerto dei Green Day, a cui è stata affidata l’apertura dell’edizione 2013 del Postepay Rock in Roma.

Non appena arrivati nella grande area concerti, si ci trova disorientati dal fatto che il palco non è più al solito posto dell’anno scorso ma è stato spostato così da arrivargli alle spalle, forse una pecca dal momento che le persone anziché occupare lo spazio in profondità si sono disposte orizzontali lungo il palco occupandone anche il lato, dove il suono e la visuale, osteggiata da reti metalliche, non sono dei migliori.

L’apertura è affidata agli All Time Low, band pop-punk del Maryland che quest’anno compie dieci anni di attività. Il gruppo esegue alcuni brani dell’ultimo disco uscito nel 2012, tra cui “Outlines” e “If These Sheets Were States”, ma torna anche più indietro nel tempo, come “Lost in Stereo” da “Nothing Personal” del 2009. In realtà è più che una semplice apertura: è un concerto nel concerto e il pubblico già numeroso si mostra preparato sul repertorio.

Dopo un breve cambio palco arriva sulle note “Hey! Ho! Let’s Go” dei Ramones il coniglio rosa che da qualche anno fa da intro ai concerti dei Green Day.

E infatti dopo pochi minuti in perfetto orario Billie Joe e soci arrivano sul palco facendo levare dal pubblico un vero boato di urla e applausi.
L’attacco con “99 Revolutions” è una botta di puro rock, di quelli che vibrano sulle corde di una chitarra e si liberano nella voce di Billie Joe.
L’energia sprigionata dai Green Day si irradia in un attimo su tutto l’Ippodromo e restare fermi è impossibile: che sia “Know Your Enemy” tratta da “21st Century Breakdown” del 2009 o “Stay the Night” del più recente “¡Uno!” è un continuo saltare, cantare e tenere il cellulare in alto per cercare di immortalare la band.

La scaletta che riempie le abbondanti due ore e mezzo di concerto è davvero infinita e spazia da parecchi brani tratti dall’ultima trilogia ai successi del passato, come “Basket Case” dal loro terzo disco del 1994, “Dookie”, e l’immancabile “Boulevard of Broken Dreams”, che il pubblico inizia a cantare per primo seguito poi da Billy Joe.

Presenti anche le cover, tra cui spicca il medley che rende omaggio alla storia del rock con “Shout” dei The Isley Brothers, “Teenage Kicks” degli Undertones “Always Look on the Bright Side of Life” dei Monty Python, “(I Can’t Get No) Satisfaction” dei Rolling Stone e “Hey Jude” dei Beatles.
Che sventolino una bandiera italiana o buttino acqua e altra roba sulla platea, colpisce la capacità dei Green Day non solo di stabilire un ottimo feeling coi presenti, ma anche di divertirsi facendolo, mostrando una spontaneità sul palco che poche band mantengono dopo tanti anni e tanti successi.

Il bis è d’obbligo e probabilmente scavalca l’orario di fine concerto dal momento che le luci si accendono nell’Ippodromo come se lo spettacolo fosse finito. E invece Billie Joe continua voce e chitarra con “Good Riddance (Time of Your Life)”, con la quale saluta i suoi fans. I mal di pancia sono solo un ricordo offuscato e, per dirvelo alla romana “Ammappa che concerto!”.

Guarda qui le foto del concerto di Milano.

99 Revolutions
Know Your Enemy
Stay the Night
Stop When The Red Lights Flash
Letterbomb
Oh Love
Holiday
Boulevard Of Broken Dreams
Stray Heart
Nice Guys Finish Last
Waiting
Missing You
Burnout
Hitchin’ a Ride
Welcome To Paradise
Longview
Going To Pasalacqua
Knowledge (Operation Ivy cover)
St. Jimmy
When I Come Around
Basket Case
She
King For A Day
Shout / Teenage Kicks / Always Look On The Bright Side of Life / (I Can’t Get No) Satisfaction / Hey Jude
X-Kid
Minority

Bis:
American Idiot
Jesus Of Suburbia
Brutal Love
Good Riddance (Time of Your Life)

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