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Concerto Primo Maggio di Roma 2016: il resoconto

Tanta musica, poca politica e qualche polemica. Il riassunto in poche parole della XXVII° edizione del Concerto del Primo Maggio di Roma (tema scelto quest’anno dai sindacati Confederali: “Più Valore al Lavoro: Contrattazione Occupazione Pensioni”) non potrebbe essere diverso, e forse (in un modo o nell’altro, nel bene o nel male) era proprio questo l’obbiettivo di Massimo Bonelli, organizzatore per la seconda volta di fila della kermesse musicale dedicata ai diritti dei lavoratori insieme ad iCompany e Ruvido Produzioni (e come sempre promosso da CGIL, CISL e UIL). A fronte delle circa 800 mila presenze durante l’intero arco della giornata e della benevolenza di Giove Pluvio, Luca Barbarossa e Mariolina “La Mario” Simone hanno animato le oltre 9 ore di spettacolo per nulla contaminate da striscioni o cori politici (tranne una sempre verde “Bella Ciao” intonata dai Modena City Ramblers), facendo alternare sul palco una sorprendente quantità di artisti che hanno restituito ai partecipanti della manifestazione (per la maggior parte giovani) emozioni, energia e sensibilizzazione alle più importanti tematiche sociali del nostro Paese.

La prima parte del concertone si è aperta alle ore 15 con un tributo alla memoria di Giulio Regeni, il giovane ricercatore rapito, torturato e ucciso in Egitto, e per il quale si cerca ancora di fare chiarezza e giustizia. Sulle note di “Here’s To You” di Joan Baez, Luca Barbarossa ha voluto dedicare un messaggio – “C’era un ragazzo di 28 anni che come noi amava la vita e la libertà, si era laureato alla Cambridge University e aveva scelto l’Egitto per fare il ricercatore. C’era un ragazzo che vive in ognuno di noi per chiedere giustizia e verità”  – prima di lasciare il palco alla Bandabardò, il primo gruppo in scaletta ad esibirsi con il suo travolgente rock folk. Tre brani per ogni artista in rotazione, e così l’intero pomeriggio ha visto alternarsi ai microfoni e agli strumenti i finalisti del contest 1M Next (Banda Rulli Frulli, La banda del Pozzo e Il Geometra Mangoni), la Med Free Orkestra in collaborazione con Roberto “Bob” Angelini e Matteo Gabbianelli (Kutso), Eugenio Bennato, Bugo, Gianluca Grignani, i Perturbazione, i Modena City Ramblers (insieme alla FanfaraTirana), il progetto Rezophonic, Peppe Barra, Coez e ancora tanti artisti. Fino ad arrivare alla chiusura della prima parte intorno alle ore 19 con l’esibizione troncata dei Marlene Kuntz (solo due canzoni per loro) e qualche inevitabile polemica mossa di conseguenza dal frontman Cristiano Godano. Infatti, una volta eseguiti i brani “Sulla Strada Dei Ricordi” e “Il Genio”, il set della band piemontese è stato bruscamente interrotto dall’intervento del comico Max Faiella e dalla conseguente accoglienza dei presentatori sul palco secondario installato in Piazza San Giovanni, costringendo Godano e soci a rientrare nei camerini anzi tempo e a uno sfogo liberatorio apparso rapidamente sul loro profilo Facebook (e rivolto anche ai fan): “Per un pasticcio di qualche tipo é stata tagliata Nuotando Nell’Aria. Evitiamo di voler capire quale tipo di pasticcio é stato: ma a volte in Italia se fai rock in un certo modo sei veramente un marziano. Che Paese… Beh: il resto ci é sembrato figo. Speriamo anche per voi”. Successivamente, il cantante originario di Fossano ha voluto spiegare: “Io non me la sento di essere arrabbiato, sto cercando di fare le cose al meglio. Questo incidente non mette in discussione il nostro rapporto con l’evento del Primo Maggio. Non abbiamo ancora avuto modo di chiarire con gli organizzatori. Il problema c’è stato, ma non è una questione personale. È una presa d’atto, un rammarico. Vieni qua per cercare di fare il meglio e poi succede una distrazione”.

Alle ore 20 le danze sono state riaperte dall’ensemble dell’Orchestra Operaia (insieme a Petra Magoni, Massimiliano Bruno, Stefano Fresi, Max Paiella, Anna Foglietta, Michela Andreozzi e Carlotta Natoli) accendendo ancora di più l’entusiasmo della piazza fino a raggiungere l’apice con l’arrivo sul palco di Skin e i suoi Skunk Anansie. Fabrizio Moro, Tiromancino e Max Gazzè hanno alimentato ancora di più la giostra delle emozioni con alcuni dei loro più grandi successi (tra questi “Pensa”, “Amore Impossibile” e “La Vita Com’è”), Raiz-Fausto Mesolella-Paolo Rossi hanno invece voluto omaggiare Stefano Benni e Gianmaria Testa, prima di lasciare spazio a Vinicio Capossela e i Calexico e al loro messaggio per l’occasione: “Che sia il concerto di Roma o di Taranto o di Reggio o di qualsiasi piccolo paese è importante unire le voci, nel canto, nella parola o nel silenzio, anche solo per quei cappelletti bastonati dai fascisti”. La serata è proseguita con l’esibizione dei vari TheGiornalisti, Asian Dub Fundation, Salmo e Gary Dourdan (l’attore americano noto per la serie televisiva CSI) accompagnato da Nina Zilli, fino a concludersi nella maniera più energica possibile (e con il tripudio di tutti i partecipanti) con la proposta etno-rock di Tullio De Piscopo e la miscela etno-reggae dei bosniaci Dubioza Kolektiv.

Ciò che forse è veramente mancato in questo Primo Maggio di Roma 2016 è stato un segnale davvero forte e solidale da parte dei vari artisti (non tutti, ovviamente), che tuttavia sono riusciti nell’intento di rendere indimenticabile l’esperienza del “concertone” a chiunque vi si affacciasse per la prima volta o semplicemente a qualche eterno nostalgico della manifestazione gratuita più famosa d’Italia. E se è stato davvero possibile ascoltare una “musica diversa” e percepire un nuovo richiamo in virtù dell’importanza di certe tematiche sociali comuni a noi tutti, basta prendere in considerazione le parole espresse per l’occasione da Erriquez, frontman della Bandabardò: “Il Primo Maggio oggi non è più solo Roma. Ma è Taranto, Bologna, Aosta e tante altre città italiane, perché hanno capito che la musica ha questa forza qua: di radunare le persone e renderci conto che c’è un problema e bisogna risolverlo. Non è che si viene qua a dire ‘Ah, non c’è lavoro’, si balla e si va a casa. Bisogna in qualche modo aver la forza dal 2 maggio in poi di iniziare a chiedere e di unirci. Oggi io vedo su Facebook e gli altri social una voglia di separarsi, che appena qualcuno dice qualcosa l’altro gli risponde ‘Sei un cretino, non capisci nulla’, perché in realtà c’è questa smania di volersi sentire meglio degli altri. Invece bisognerebbe aggregarsi, unirsi, cercare di essere una forza d’urto. Se tutte queste persone andassero a chiedere qualcosa con questa forza la otterrebbero, nessuno potrebbe dire di no a una folla immensa di persone scontente. E invece ognuno cerca sempre di tirare l’acqua al suo mulino: i farmacisti si incazzano solo se fanno delle leggi scomode per il loro mestiere e questo vale per qualunque altro tipo di lavoratore. Però se c’è un referendum per fermare le trivelle che stanno avvelenando i nostri mari nessuna di queste persone va a votare e nessuno pensa al proprio figlio che crescerà in mezzo al catrame. Bisogna riprendere un po’ di forza sociale e gridare ‘Siamo una comunità!’”.

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