Home > Recensioni > Concrete Knives : Be Your Own King

Francesi camuffati

I buddisti quando si vedono si dicono “Saluto il Dio che c’è in te”. I Concrete Knives, invece, consigliano ai passanti di essere il re di sé stessi in una sorta di monarchia monodirezionale.

Francesi, sebbene si sforzino in tutti i modi di non far trapelare il proprio accento, questi cinque pischelli inneggiano a un indie rock talvolta suggestionato dal pop. Insomma, nulla a che vedere con il nome quasi brutale della band.
La sperimentazione non gli dispiace, tanto che “Africanize” riesce loro alla grande, con quell’afrobeat e quella verve che spingono i muscoli ad azionarsi.
Il tocco magico del produttore Dan Levy (The Dø) si sente, ma non soddisfa appieno.

I Concrete Knives purtroppo non ce la fanno a risaltare tra i tanti gruppi indie pop, rock et similia che si affacciano sul globo terrestre. Tanti sono i rimandi ad esponenti del genere, quali gli Yeah Yeah Yeahs (specialmente in “Bornholmer”) e i più vetusti Talking Heads.
Non ci resta che sperare che la prossima volta il quintetto si presenti con maggiore carattere.

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Contro

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