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Condannato YouTube

A volte si perde anche giocando in casa.
Questa volta, a calpestare il principio di neutralità dell’intermediario ci ha pensato un tribunale americano. Incredibile, ma vero: nonostante tutte le promesse di Obama, una Corte Federale ha condannato YouTube ad un risarcimento di 150 milioni di euro nei confronti dell’emittente francese INA (Istituto Nazionale Audiovisivo), avendo diffuso, senza autorizzazione, contenuti protetti dal copyright.
YouTube, specifica la sentenza, non avrebbe inoltre predisposto “sistemi efficaci e immediatidi filtraggio per scongiurare la condivisione online del materiale protetto. Che suona come dire: “Bisogna adottare tutti gli strumenti che la tecnica consente per evitare di ledere i diritti altrui”.

La soluzione è tutt’altro che convincente.
Innanzitutto perché l’adozione di filtri automatici (software spia) dei contenuti non garantisce con certezza il rispetto dei diritti di terzi. Per cui ancorare o meno la responsabilità dell’intermediario ad una sorta di “palliativo” o salvacondotto della buona coscienza non risolve il problema della lesione del copyright.

Ma, soprattutto, imporre i filtri vuol dire:
a) controllare tutto il traffico in entrata e uscita su internet, e quindi entrare nelle case degli utenti, ledendone la privacy. Come mettere un braccialetto elettronico al polso di ognuno di noi, anche se incensurato, per sapere dove va e cosa fa;
b) attribuire un potere (arbitrario) di critica e censura all’Internet Service Provider. Questi infatti, essendo chiamato a predisporre tutto ciò che possa escludere la sua responsabilità, diventerà una sorta di Internet’s Gate-Keeper e applicherà ogni forma di restrizione pur di non essere citato in giudizio da terzi.

In Europa, il principio di non responsabilità dell’intermediario è stato codificato nel cosiddetto “Pacchetto Telecom”, ossia la direttiva CE n. 31/2000, sez. 4, art. 12 e ss., poi integralmente recepita con il nostro D. Lgs. n. 70/2003. Ma ciò nonostante, i tribunali continuano a non applicare la norma.
Lo abbiamo visto nel noto caso Vividown, nel caso Mediaset contro Youtube per i videoclip della trasmissione “Il Grande Fratello”. In entrambi i casi, i processi si sono chiusi con la condanna dell’intermediario.

Di contrario avviso, per fortuna, sono i Tribunali Spagnoli. Da ultimo, con la decisione del 22 settembre 2010 n. 289/2010, il Tribunale del Commercio di Madrid ha escluso la responsabilità di YouTube per le condotte illecite degli utenti, in quanto ad essa non imputabili.

Nel caso di specie, il portale di Mountain View era stato citato da una controllata del gruppo Mediaset, Telecinco, per la diffusione online di clip video prelevati dal palinsesto televisivo.
Il giudice, in questo caso, dando dimostrazione di conoscere non solo il diritto comunitario, ma anche il funzionamento della (immensa) rete, ha rigettato la richiesta di condanna.

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