Home > Rubriche > Sipario > Confusione, molto probabilmente

Confusione, molto probabilmente

È in scena sino al 30 giugno al Teatro Oscar di MIlano lo spettacolo “L’Universo, Molto Probabilmente, Omaggio A Douglas Adams”, di Riccardo Magherini, che dell’opera è anche ideatore, regista ed attore con Serena Marrone e Marco Pezza. Produzione Pacta.

Secondo Magherini, si è fumosamente intuito, l’opera, che si apre come omaggio ad Adams o, per meglio dire, al film di Garth Jennings (con anche momenti divertenti e strali di ogni sorta lanciati contro i parrucchieri), e che poi diventa un racconto che lo stesso Magherini fa al publico (composto da fantasmi) della storia di Magrathera e di Pensiero Profondo (che però non si chiama Pensiero Profondo ma Computer Incredibilmente Potente, per motivazioni a noi ignote), è un “Qui attorno, nell’universo, siamo soli e i soli intelligenti, noi nel nostro piccolo mondo verde e azzurro? Abitiamo davvero su un pianeta? Siamo stati creati? Lasciandoci guidare a trecentosessanta gradi dalle affascinanti intuizioni e, talvolta dall’umorismo di certi autori di fantascienza, finiamo per non essere più così certi di tutto. Giocando proprio con quell’Universo, così poco scientifico, si propone qui uno spaccato esilarante dell’uomo nell’infinito mondo ultraceleste, uno scherzoso argomentare smatematico come ama dire l’amico Maurizio Pisati, per provare ad intuire altre strade e intanto alleggerire il percorso“. Sì, certo.

Lo spettacolo parte in modo confuso ma brillante, quindi inserisce personaggi irritanti ed inutili (perché Marvin è una donna e Arthur Dent si chiama Natalino? Perché Slartibartfast, che Magherini non osa nominare, è Leonardo Da Vinci?). Terrificanti e disgustose le canzoncine cantate random e casualmente da Magherini: gorgheggi senza senso di frasi semplici e incomplete, ciò che per il regista evidentemente rappresenta il surreale di Douglas, e sono accompagnate da mossette. Momenti di terrore. L’utilizzo di tracce registrate (a volte tratte dal film steso) e gli strilli della Marrone, portano una grande e affatto allegra confusione sul palco, e va a finire che non si capisce nulla proprio per l’impossibilità di sentire che si dice. Ammesso che ciò che vien detto abbia un senso. Piuttosto irritanti per gli amanti di Adams anche i cambiamenti di nessuna rilevanza nella storia, finalizzati a se stessi, come il fatto che i Vogon scrivano CANZONI. A meno che Immanuel Abacus, interpretato da Magherini sia – e non lo è – un Vogon. E la recitazione: sopra le righe ed irritante, si salva solo Pezza.

Scroll To Top