Home > Interviste > Contro ogni pregiudizio

Contro ogni pregiudizio

Con un’uscita anticipata al mercoledì per sfruttare l’effetto Cannes, “Il Resto della Notte”, secondo film di Francesco Munzi, è distribuito dalla 01 in sessanta sale della penisola dopo il successo ottenuto al festival francese, che lo ha presentato alla quarantesima edizione della Quinzaine.
La conferenza stampa alla Casa del Cinema di Roma si svolge nel giorno delle commemorazioni per la scomparsa di Dino Risi. Per lui sono le prime parole del regista e della produttrice Donatella Botti.

Munzi, il suo film esce in un momento in cui il tema della sicurezza è in primo piano. Teme strumentalizzazioni politiche?
Quando ho scritto il film non si parlava ancora dei rumeni. Non c’è stato alcun tentativo di cavalcare la cronaca, semmai l’abbiamo anticipata. Quanto alle possibili strumentalizzazioni, credo che il mio film non sia di destra né di sinistra, è un film che spiazza, che racconta una realtà molto complessa, davanti alla quale non si può ragionare in termini di bianco o nero, destra o sinistra. Voglio che il mio film stimoli il pubblico a porsi delle domande, a superare i pregiudizi, e non a schierarsi.

Sia le parti femminili che quelle maschili sono ben delineate. Tra gli interpreti maschili spicca senz’altro Stefano Cassetti. Come ha scelto il cast?
Per i personaggi femminili ho tratto ispirazione soprattutto dai miei sopralluoghi nel Nord-Est, quando cercavo le location adatte. Mi immaginavo che tipo di umanità poteva girare attorno a quelle ville-bunker super-sorvegliate. Per la scelta degli interpreti maschili, effettivamente di Cassetti mi ha convinto la forza e l’inquietudine di quello sguardo incredibile. Per il personaggio del rumeno non cercavo una fisionomia particolare. La scelta è stata più casuale.

Il passaggio ai toni del polar nel finale è stato casuale o voluto?
Nel finale non ho cercato un pathos da film poliziesco, volevo concentrarmi di più sul trauma e sulla dolorosa presa di coscienza del giovane Victor, è per questo che alla fine il mio sguardo si fa meno imparziale, ed esplora la possibilità di un cambiamento, di un riscatto.

Cosa pensa del successo del cinema italiano al festival di Cannes e nelle sale?
Penso che negli ultimi anni ci sia stato il ritorno di un cinema che non è solo di impegno ma è anche bel cinema. Il duetto Garrone-Sorrentino ha creato una forza mediatica incredibile. È segno che con il talento, la bellezza, e anche, perché no, con l’aiuto della stampa, si ottengono buoni frutti. In questa ottica il cinema di impegno riesce a raggiungere il grande pubblico, come sta succedendo in questi giorni.

Scroll To Top